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SCIMMIE GIGANTI NEI RACCONTI MAORI. BIGFOOT?

SCIMMIE GIGANTI NEI RACCONTI MAORI.


Sembra un argomento riservato ai film di animazione della Disney, ma nella storia umana molti sono i racconti e le testimonianze sull'esistenza di esseri giganti, bipedi, simili all'uomo se non fosse che sono completamenti coperti da peli.
Sono loro l'anello mancante che tutti cercano per dare conferma alla tesi dell'evoluzione umana predicata da Darwin? 

Ad oggi non è dato sapere, anche perchè l'argomento come già detto viene preso sul serio da pochissimi ricercatori. 



Vista anche la difficoltà di accedere agli ambienti dove queste creature, sopravvissute forse in pochissimi esemplari, vivrebbero dalle cime dell'Himalaya alle zone più interne delle foreste.
Tra le testimonianze che abbiamo già riportato nel precedente post, aggiungiamo le storie dei Maori abitanti della Nuova Zelanda. 
Ci sono molte storie di Māori che raccontano di incontri tra il Maero, uomo appunto scimmia, e il Maori. Uno di questi, ad esempio, è quello di Purukupenga, un eroe Māori che uccide un Maero. Usando una semplice (una tradizionale arma Māori a lama larga), Purukupenga colpisce ripetutamente il Maero, finché il suo cranio, gli artigli e le ossa non si rompono.
In altri racconti, tuttavia, il Maero riesce a catturare, uccidere e mangiare viaggiatori solitari. Questo è il caso di viaggiatori come Wairapa e Tikitiki-o-Rehua.





Tuttavia, il racconto più bizzarro riguardante il Maero (anche se avrebbe potuto essere un Moehau) è quello di Tukoio. Come Purukupenga, Tukoio riesce ad uccidere una di queste creature.
Secondo la tradizione Maori, i nemici giurati del Maero sono i Māori stessi, con i quali erano quasi sempre in guerra. Come risultato di questo conflitto senza fine, i Maero furono portati sempre più avanti nelle foreste più aspre e più inospitali dell'isola della Nuova Zelanda. È in queste foreste che i Maero continuano a vivere, anche se in piccolo numero. Tali racconti possono forse essere una rappresentazione simbolica del conflitto tra ordine e caos, civiltà e natura selvaggia, in cui il primo riesce a spingere quest'ultimo sempre più in profondità nel deserto.

Nonostante i racconti secondo cui i Maori erano sempre in guerra con il Maero, ci sono alcune storie in cui i membri dei due gruppi si incrociano, dando origine a prole che sono più grandi per dimensioni e forza rispetto al medio Maori. Alcune famiglie Maori, come la famiglia Kaihai di Waikato e la famiglia Haupapa di Rotorua, sostengono di essere discendenti di queste ibride creature. In effetti, i membri di queste famiglie sono fisicamente grandi, anche se non grandi come i loro antenati, che si dice abbiano raggiunto altezze comprese tra 2,4 e 3,4 metri (7,78-11,15 piedi)


Anche Moehau è Maero? probabilmente si, sono solo altri nomi con cui viene chiamata la stessa creatura a seconda delle popolazioni incontrate.






Mentre non ci sono stati segnalati avvistamenti del Maero, ci sono quelli di un'altra creatura simile conosciuta come Moehau. Il Maero e il Moehau condividono molte somiglianze, e alcuni Maori hanno persino suggerito che i due potrebbero essere la stessa cosa. I Moehau furono presumibilmente avvistati dai minatori d'oro negli anni tra il 1870 e il 1880. Un altro avvistamento della creatura è stato segnalato da un turista australiano nel 1969. Gli avvistamenti del presunto Moehau sono stati riportati anche nel 1972 e nel 1983.

SECONDO TESTI ANTICHI I GRECI HANNO RAGGIUNTO IL CANADA NEL 56 D.C.


Secondo uno studio controverso e basato su antichi scritti di Plutarco, gli antichi greci potrebbero aver viaggiato fino a Newfoundland intorno al 56 d.C., circa mille anni prima dei Vichinghi, in cerca di oro.
Si è messo in luce che gli antichi greci possedessero una grande conoscenza, in astronomia e fossero in grado di localizzare le correnti atlantiche che li avrebbe aiutati a navigare verso ovest.

Se dimostrato, significherebbe che antiche civiltà come quella greca ( come già detto forse anche gli antichi egizi) hanno navigato in tutto il mondo migliaia di anni fa, raggiungendo terre lontane fino al Nord America.
L'idea prende spunto su uno studio del cosiddetto testo "Da Facie", scritto dal filosofo greco Plutarco.
Nel testo antico,  un personaggio parla dell'incontro con uno sconosciuto che era tornato da poco da un "grande continente" e i ricercatori ritengono che questo grande continente possa far parte del Nord America, in particolare del Canada.
Gli scienziati sostengono che gli antichi greci potrebbero aver navigato regolarmente a Terranova, dove avevano costruito un certo numero di colonie e estratto l'oro per secoli.
Tuttavia, a parte l'interpretazione del testo antico, non ci sono molte prove che suggeriscano che questi viaggi abbiano mai avuto luogo, dal momento che gli storici dibattono la teoria sostenendo che il lavoro non ha argomenti validi.


Ioannis Liritzis, un archeologo dell'Università dell'Egeo, pensa diversamente, ha dichiarato: "La nostra intenzione è dimostrare, con la scienza moderna, che è stato possibile realizzare questo viaggio".
Secondo i rapporti, i coloni greci potrebbero aver viaggiato in Nord America alla ricerca di nuove terre e ricchezze. Dopo aver trovato Terranova, si ritiene che i viaggiatori greci sarebbero tornati a casa dopo una breve permanenza, mentre altri hanno deciso di rimanere.
Tuttavia, come osservato  dai ricercatori non vi sono prove certe dei presunti viaggi degli antichi greci, gli archeologi non hanno trovato (ancora, secondo me) resti fisici di questi storici insediamenti greci nel Nord America, né ci sono descrizioni di prima mano di tali viaggi in tutt'altro che un resoconto dell'antichità.

L'idea si basa interamente su un nuovo esame di un dialogo scritto dall'influente autore romano Plutarco , vissuto dal 46 al 119 d.C.
Il testo scritto da Plutarco sul volto che appare nella sfera della luna spesso chiamato semplicemente De Facie si avventura a discutere se la luna è un'altra terra e se contiene o meno vita.
Il testo antico affronta anche altre questioni filosofiche di quel tempo.
In una parte del testo, Plutarco descrive un personaggio che presumibilmente incontra un uomo che è recentemente tornato da un lungo viaggio da un grande continente.




Lo sconosciuto spiegò che i viaggiatori avrebbero iniziato il viaggio ogni 30 anni, in particolare quando il pianeta Saturno apparve nella costellazione del Toro.
Liritzis e i suoi colleghi sostengono che il grande continente menzionato nel testo potrebbe, in effetti, essere il Nord America per una serie di motivi. La loro argomentazione è basata sull'astronomia e tutto inizia con un'eclissi totale di sole.
Il fatto che l'apertura di alcuni capitoli di "De Facie" sia andata perduta nella storia non ha aiutato Liritzis e i suoi colleghi che hanno cercato documenti astronomici per un'eclissi totale verificatasi migliaia di anni fa, a mezzogiorno.
Dopo aver esaminato cinque millenni di record di eclissi, ne hanno trovato uno che soddisfaceva i parametri richiesti, tra cui l'ora del giorno e quando Plutarco avrebbe potuto scriverlo, osserva Rebecca Boyle  in un articolo pubblicato su una rivista scientifica.


L'eclissi che alla fine portò i viaggiatori greci a raggiungere il Nord America molto probabilmente avvenne nel 75 d.C. Con l'aiuto del software di astronomia, Liritzis ei suoi colleghi hanno scoperto che nei decenni che circondano questa eclissi, il pianeta Saturno appare nella costellazione del Toro in cinque diverse occasioni, dal 26 al 29 d.C, dal 56 al 58  e dall'85 all'88 d.C.

Usando l'eclissi totale Liritzis ei suoi colleghi calcolarono il momento in cui si sarebbe potuta verificare la conversazione tra l'informatore di Plutarco e lo straniero che si era recato nel grande continente. Sulla base delle loro scoperte, i ricercatori hanno cronometrato il viaggio quando Saturno era di recente nel Toro e cioè il 56 d.C.
I viaggiatori greci arrivarono molto probabilmente in Nord America nel 57 d.C, rimasero nel "Nuovo Continente" per un anno vivendo in una colonia greca esistente e tornarono a casa nel 58 d.C., quando Saturno si trasferì dal Toro.

Plutarco includeva stime di rotta e distanza per il viaggio a Terranova, e affermava che il "grande continente" era situato oltre l'isola di Ogigia. Quest'isola, a sua volta, era raggiungibile dopo un viaggio di cinque giorni in trireme dalla Gran Bretagna occidentale.
Il grande continente era accessibile attraverso una baia che, secondo Plutarco, era allineata con il delta del fiume Volga, l'ingresso settentrionale del Mar Caspio.

Con l'aiuto di Google Earth, Liritzis controllò ciò che riuscì a trovare sulla base degli scritti di Plutarco e scoprì che, dopo aver tracciato una linea da questa posizione attraverso l'Atlantico, conduceva al Golfo di Saint Lawrence.



Come probabilmente previsto, la teoria piuttosto interessante proposta da Liritzis e dai suoi colleghi è stata accolta con un senso di scetticismo da parte della comunità scientifica.
Ma visto che come sempre niente del nostro passato è certo o documentato, tutto viene ricostruito su ipotesi, con le ipotesi tutto sarebbe possibile!

LE TESTE DI PIETRA GIGANTESCHE DAL DIAMETRO DI 3 METRI

LE TESTE GIGANTESCHE DI UN POPOLO VENUTO DALLE STELLE
Lungo la costa del Golfo del Messico all'inizio del secondo millennio a.C. la civiltà più antica misteriosa perduta di tutti i tempi vide la luce, raggiungendo il massimo splendore intorno al 1500/1200 a C.

Gli Olmechi

A loro si devono le prime forme di scrittura glifica, il sistema di numerazione fatto di punti e linee, le prime iscrizioni relative al calendario di Lungo Conto, con la misteriosa data d'inizio nel 3113 a.C. 



I primi esempi di grande scultura artistica e monumentale; il primo utilizzo della giada; le prime raffigurazioni di armi o utensili; i primi centri cerimoniali; i primi orientamenti celesti insomma fu tutto opera degli Olmechi. Con tutti questi primati non sorprende che qualcuno abbia paragonato la civiltà olmeca con quella dei Sumeri in Mesopotamia che vanta gli stessi primati in Mesopotamia. Tra l'altro entrambe le civiltà apparirono improvvisamente nella storia. Nei loro testi, i Sumeri parlavano della loro civiltà come di un dono ricevuto dagli dèi, i visitatori della Terra che potevano vagare per i cieli e che perciò venivano spesso rappresentati come esseri alati. 
Ma chi era questo popolo? stranieri in una terra straniera, provenienti dall'altra parte del mare, ma addirittura da un altro continente? Forse si. 

Essi lasciarono dietro di se monumenti in pietra che ancora oggi lasciano senza parole e che ritraggono proprio loro stessi. 


Vinci una 500



Davvero uniche sotto tutti gli aspetti, sono delle enormi teste in pietra scolpite con incredibile maestria e con strumenti che non conosciamo, raffiguranti i capi olmechi. Il primo a vedere una di queste teste fu J. M. Melgar y Serrano nel 1869 che così le descrisse: "un'opera d'arte... una scultura stupenda che rappresenta stranamente un etiope".

Nel 1925 gli studiosi occidentali confermarono la scoperta di altre teste enormi, una delle quali era alta 2,5 metri per m. 6,5 di circonferenza e pesava circa 24 tonnellate. Non vi è dubbio che raffiguri un negroide africano con un elmetto in testa.






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Delle teste ritrovate, ognuna raffigura un individuo diverso con elmetti diversi. Dall'esame del radiocarbonio le datò al 1200 a.C. ma non esclude che siano più antiche in quanto l'esame prende in esame lo strato organico presente sul sito del ritrovamento. 
Ad oggi sono circa 16 le teste ritrovate che vanno da una altezza di un metro e mezzo a tre, e pesano fino a 25 tonnellate. 



Tutte le pietre basaltiche usate per le teste, erano state portate dal luogo di origine fino al luogo dove sarebbero state scolpite, e talvolta la destinazione definitiva si trovava anche a un centinaio di chilometri di distanza dal luogo di origine, e lo spazio che le separava era costituito da giungla ed acquitrini. Come sia stato possibile levigare, trasportare i giganteschi massi e infine scolpire queste enormi statue resta un vero mistero.

IL FARAONE ALIENO D'EGITTO

IL FARAONE ALIENO D'EGITTO. ECCO LE PROVE.




Il prof. Walter B. Emery, illustre egittologo che condusse numerose operazioni di scavo in Egitto, documentò il ritrovamento a Saqqara di reperti umani dal cranio dolicocefalo risalenti all'epoca predinastica. E, proprio come sostenuto dai ricercatori maltesi, (vedi post nel blog "A chi o a cosa appartengono...")  egli scoprì che non poteva trattarsi di una stirpe autoctona, in quanto non solo possedevano un cranio più grande rispetto a quello dell'etnia locale, ma presentavano anche molti altri caratteri genetici atipici per il clima del luogo, come capelli chiari, corporatura molto più robusta della media e una statura media assai superiore. 
Emery dichiarò quindi, oltre ogni ragionevole dubbio che tale ceppo razziale non poteva essere originario dell'Egitto (come sappiamo non esserlo di Malta) ma che ciononostante aveva svolto in loco un ruolo sacerdotale e governativo di prim'ordine.


 

 


Questo gruppo etnico venne identificato con la casta dominante che la tradizione egizia chiamò con l'appellativo di Shemsu Hor, ovvero i "Seguaci di Horus", tuttora ufficialmente ritenuti personaggi puramente mitologici.
Eppure, oggi, per molti autorevoli ricercatori indipendenti come Graham Hancock, i seguaci di Horus potrebbero essere stati in realtà gli ultimi superstiti di un evoluto gruppo etnico non originario dell'Egitto che avrebbe svolto il ruolo di civilizzatore sugli altri popoli dopo l'ultima glaciazione.





L'arcaica tecnica della manipolazione  della forma della testa deve quindi essere stata concepita come strumento per somigliare fisicamente ai membri della casta dominante.
Ma i cranii allungati, ritrovati, non possono essere stati manipolati come già state pensando!!
Perchè gli studi e i saggi di approfondimento sui teschi ritrovati, soprattutto quelli maltesi, che documentano una intera collezione, anche fotografica, di crani dalle caratteristiche molto particolari come l'assenza delle normali linee di saldatura cranica, caratteristica del cranio umano.
Ovviamente, neanche a dirlo, i teschi Maltesi sono stati rimossi dal Museo Archeologico della Valletta, pare siano stati chiusi in un deposito sempre del museo ma non accessibile al pubblico. "Non commento!!"
 E' quindi logico concludere che i sacerdoti serpente o "Seguaci di Horus"  furono il ceppo razziale più antico e progredito del monto antico. La domanda è da dove veniva?
Nonostante la loro stirpe sembra essere scomparsa nel nulla intorno al 2500 a.C., il simbolo per eccellenza  della casta dei faraoni egizi continuò a essere il serpente per tutti i millenni che seguirono, basta osservare una copia del volto di un faraone qualsiasi, il particolare





copricapo posto all'altezza della fronte raffigurava la testa di un cobra e anche la barba veniva annodata sotto il mento come fosse la coda.




Vinci una 500



E' un dato di fatto oramai che l'aristocrazia egizia fosse etnicamente diversa dal resto della popolazione su cui governava. E che notoriamente e per consuetudine ben radicata, sposavano fratelli o sorelle. Ma non a parole!! Essa infatti aveva un gruppo sanguigno di tipo A (associato di norma alla cosiddette razze ariano-caucasiche) a dispetto di una popolazione locale caratterizzata pressoché integralmente dal gruppo 0. 
Peraltro, lo stesso tipo di scoperta è stato effettuato anche sulle mummie incas, confermando così l'ipotesi dell'opera civilizzatrice post-glaciale. 

Tra gli appartenenti alla razza dei "sacerdoti-serpenti" o "seguaci di Horus" rientrava sicuramente il faraone Akhenaton. 
Il faraone dolicocefalo che riportò l'antico culto del sole (Horus-Sole). Lui stesso, sua moglie Nefertiti e i suoi figli possedevano vistosi crani dolicocefali.  Tra le altre stranezze, anche il volto del faraone non rientra certo nei canoni della razza "umana", anzi reca dei tratti serpentiformi oltre ad  una statura molto alta, fianchi decisamente larghi non proprio tipicamente maschili. 


Notare i crani dei bambini!


il Faraone Akhenaton
Akhenaton
la sposa di Akhenaton, Nefertiti


Non si tratta di normale rappresentazione artistica egizia, ma questo tipo di cranio e fattezze "fuori standard" erano riservate solo ed esclusivamente a Faraoni e famiglia. Sembra logico ora chiedersi se i copricapo dei faraoni e delle regine erano studiati ad ok per le fattezze dei teschi allungati e non per caso.




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