it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: I TESCHI DI CRISTALLO

I TESCHI DI CRISTALLO



Il cristallo è una naturale espressione di ordine e purezza. In questo tipo di minerali, gli atomi sono ordinati secondo un preciso ordine geometrico; il che attribuisce alle gemme un’intrinseca bellezza.





Non a caso, quindi, i cristalli sono da sempre considerati oggetti fuori dal comune; le civiltà antiche gli attribuivano poteri spirituali e taumaturgici e le sfere preferite dai veggenti sono sempre state “di cristallo”. I Teschi di Cristallo (o Teschi della Saggezza) sono manufatti considerati da alcuni di origine precolombiana; anche se molti di questi reperti sono stati definitivamente identificati come falsi, alcuni rimangono avvolti dal mistero grazie alla loro sconcertante precisione manifatturiera.







Il primo Teschio di Cristallo di cui si ha notizia, venne rinvenuto da una famiglia Maya del Costa Rica nel 1906. Il reperto è attualmente in possesso di Joke Van Dieten, che lo acquistò in una libreria di Vancouver. Il teschio venne soprannominato ET, a causa della sua forma allungata e, secondo la proprietaria, vanta poteri taumaturgici: si racconta che Van Dieten avesse un tumore al cervello e che, una mattina, si svegliò scoprendosi completamente guarita. La fortunata donna asserì di aver scorto una macchia all'interno del teschio di cristallo, come se l'oggetto avesse "assorbito" il male.


Un teschio scolpito nel quarzo viola, noto come Teschio di Ametista Ami, fu rinvenuto in un nascondiglio di reliquie Maya, nella regione di Oaxaca, in Guatemala, nel 1915; gli esami scientifici hanno rivelato che fu lavorato seguendo l’asse di simmetria del cristallo e, inoltre è dotato di mascella mobile. Attualmente è in possesso di Al Ramirez e si trova a San Jose, in California; si pensa che questo teschio abbia fatto parte di una collezzione posseduta dal presidente messicano Diaz dal 1876 al 1910. Il reperto, dal peso di quasi quattro chili, sarebbe stato tramandato di generazione in generazione dai sacerdoti Maya.

Il ritrovamento che fece più scalpore è senz'altro quello che portò alla luce il cosiddetto Teschio di Mitchell-Hedges. L'oggetto fu trovato nel 1927 fra le rovine Maya di Lubaantun, site a Belize, nell'Honduras, tra Guatemala e Portorico. Fu portato alla luce da Anna Mitchell-Hedges, figlia adottiva dell’esploratore ed avventuriero inglese Frederick Albert Mitchell-Hedges. Quest'ultimo era noto per le sue teorie circa la civiltà perduta di Atlantide; mito al quale aveva dedicato buona parte delle sue energie. Giunto a Lubaantun, Mitchell-Hedges si convinse che doveva far parte della mitica civiltà scomparsa e, aiutato dalla gente del posto, rimosse la vegetazione dalle imponenti piramidi e dalle antiche terrazze.

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Gli scavi iniziarono nel 1924 e durarono quindi tre anni. Nell'ultima spedizione, Mitchell-Hedges portò con se sua figlia Anna, allora diciassettenne. La ragazza, proprio nel giorno del suo compleanno, scorse tra le pietre qualcosa che luccicava. Si trattava di una riproduzione perfetta di un teschio umano ricavato da un'unica gemma di cristallo di rocca (quarzo) estremamente pura e limpida. Il reperto pesava circa 5 kg. e, probabilmente, era la riproduzione di un cranio femminile. Le sue dimensioni erano 18x12x13 centimetri e la precisione con la quale fu lavorato a partire da un singolo cristallo di quarzo è sconcertante. Poco distante venne poi ritrovata anche una mascella, sempre in cristallo, che si articolava perfettamente con il cranio di cristallo e poteva muoversi proprio come una mascella umana.


Trentasette anni dopo il ritrovamento, nel 1964, Anna Mitchell-Hedges, che aveva gelosamente custodito il teschio di cristallo, conobbe l’antiquario e appassionato di misteri archeologici Frank Dorland, il quale studiò il misterioso teschio per ben sei anni; successivamente, nel 1970, si rivolse agli avanzati laboratori della Hewlett-Packard, famosi nel mondo per essere specializzati nello studio ed analisi dei cristalli. Gli esami cristallografici rivelarono che il teschio era stato scolpito seguendo l’asse principale di simmetria del cristallo: una tecnica estremamente avanzata, in uso fra i moderni gioiellieri, che riduce notevolmente il rischio di frantumare il pezzo.
La superficie del teschio era, inoltre, priva di graffi anche a livello microscopico, il che tenderebbe ad escludere l’uso di strumenti metallici durante la lavorazione. Secondo Dorland, il teschio era stato lavorato utilizzando punte di diamante e, successivamente, rifinito con una pasta abrasiva a base di silicio. Se questo oggetto fosse stato effettivamente scolpito in epoca precolombiana, con le tecnologie allora disponibili, la sua lavorazione avrebbe richiesto un tempo estremamente lungo (alcune fonti sostengono che ci sarebbero voluti circa trecento anni!).


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Risulta comunque difficile stabilire il periodo in cui venne effettivamente realizzato questo controverso manufatto, poiché il cristallo di quarzo non permette la datazione al carbonio14. Confrontato con altri teschi di cristallo lavorati in epoca moderna, il teschio di Mitchell-Hedges si distingue per la straordinaria purezza del cristallo da cui è composto che, molto probabilmente, proviene dal Brasile; dove o quando sia stato lavorato è difficile, se non impossibile, stabilirlo.
Vi sono anche altre curiose proprietà ascritte al teschio di cristallo: c’è chi dice, ad esempio, che l’oggetto rifranga la luce in maniera anomala. Anna Mitchell-Hedges, è convinta che il teschio possieda poteri particolari e sia in grado di premonire eventi nefasti.
Dopo il Teschio del Destino, diversi altri oggetti analoghi saltarono fuori in diverse parti del mondo. Degno di nota è il teschio di cristallo attualmente conservato a Londra, presso il British Museum. Si dice sia stato portato dal Messico da un ufficiale spagnolo e in seguito passato per molte mani: secondo G.F. Kunz, fu trasferito a New York da Eugene Boban, un antiquario parigino, nel 1884, dove venne acquistato da Tiffany sei anni dopo (1890). Nel 1898, il British Museum lo acquistò per 120 sterline e lo dichiarò appartenente ad epoca pre-ispanica. A differenza del teschio di Mitchell-Hedges, quello del Museo Britannico è costituito da un unico blocco (la mascella è fissa); il laboratorio di ricerca del museo ha rilevato diverse scalfitture sulla sua superficie che fanno pensare ad un moderno tornio da gioielliere.




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L’attribuzione del manufatto alle popolazioni pre-ispaniche si basa esclusivamente sulla congruenza dello stile con altre sculture azteche. Il dott. Morant, ha eseguito un confronto fra il teschio del British Museum e il sopraccitato Teschio del Destino. Le differenze emerse sono molteplici: in primo luogo, si è visto che il teschio di Mitchell-Hedges è più preciso e proporzionato dal punto di vista anatomico; mentre il teschio del British Museum è leggermente più simmetrico.

Gli esami più recenti, compiuti sul teschio del British Museum, sembrano sancire la natura fraudolenta di questo manufatto. Ian Freestone, dell’Università di Galles a Cardiff, a  capo della ricerca scientifica al British Museum di Londra, ha identificato diversi segni circolari attorno alle cavità oculari del teschio che sono certamente il risultato di un qualche strumento a ruota, cosa che sicuramente gli Aztechi non possedevano. Risulta più plausibile che il teschio sia stato lavorato in Germania attorno al 19° secolo e venduto da Eugene Boban come inestimabile reperto archeologico. Pare che sia stato lo stresso Boban a vendere un teschio analogo ad un collezionista. Tale oggetto è oggi conservato al Musée de l’homme di Parigi. Naturalmente, i più accaniti sostenitori delle mistiche proprietà dei teschi di cristallo rifiutano categoricamente questa teoria.


  


Negli anni ’80, seguendo l’ondata di popolarità che questi oggetti suscitarono, furono rinvenuti diversi teschi di cristallo in America; uno di questi, chiamato “Max”, è in possesso di Joanne Parks e si trova a Houston in Texas; il teschio è composto da un unico blocco di quarzo di circa 18 Kg. e si dice che sia appartenuto al tibetano Norbu Chen, che lo donò alla famiglia Parks nel 1981. Successivamente, negli anni novanta, il detective del paranormale autoproclamatosi “esperto di teschi di cristallo” Nick Nocerino, rinvenne altri due teschi di cristallo nella provincia messicana di Guerro. Uno di questi venne battezzato teschio di Sha-Na-Ra. I dettagli dei ritrovamenti furono taciuti da Nocerino, che addusse come scusa presunte questioni di sicurezza per le persone coinvolte, data la particolare situazione politica messicana. I teschi di Nocerino non furono mai sottoposti a esami scientifici condotti da istituti indipendenti.

Abbiamo constatato che questi manufatti sono costituiti da quarzo puro, un materiale molto usato dalla tecnologia moderna per via della sua elevata resistenza al calore ma, soprattutto, della piezoelettricità: la capacità, cioè, di generare elettricità (una differenza di potenziale) in risposta ad una stimolazione meccanica. 


Molte persone etichettano i teschi di cristallo come OOPArt; tuttavia non esistono, ad oggi, prove certe della loro antichità. Anzi, molti falsi sono stati scoperti, fra cui il più clamoroso è senz’altro quello del British Museum. C’è anche chi sostiene che questi misteriosi teschi provengano dalla perduta Atlantide descritta da Platone, il quale narrava di portentosi cristalli usati per produrre una enorme quantità di energia. Altri ancora, affermano addirittura che i teschi sarebbero manufatti di origine aliena abbandonati sulla terra chissà per quale scopo.


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