it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: GLI EXTRATERRESTRI NEI TESTI SACRI–I PARTE

GLI EXTRATERRESTRI NEI TESTI SACRI–I PARTE


Riuscite ad immaginarvi un'arma che ritorni nelle mani di chi la utilizza come fosse un boomerang, ma che è fatta di fuoco? Un'arma che faccia evaporare tutte le acque della Terra in modo che resti avvolta da una fitta nube di vapore?
Un'arma che, in un battere d'occhio, faccia cadere in una sorte di sonno letargio l'esercito nemico?
Un'arma che produca "illusioni", così che il nemico spari cercando di colpire qualcosa che non esiste? Un'arma che sia in grado di distruggere un intero pianeta? Un'arma che renda invisibili gli aggressori  unitamente alla tecnologia che l'ha prodotta? Un'arma che, dal cosmo, riesca a incendiare interi paesi? Navicelle spaziali che funzionino secondo un qualche principio di antigravità, in grado di raggiungere velocità impensabili? Riuscite ad immaginare uno scenario così avveniristico? Forse tra 1000 anni? Ebbene vi sbagliate, tutte queste armi e queste navicelle spaziali provengono dal passato. Sono state già inventate e, ahimè, usate. E sapete dove se ne trovano le prove? Nell'antica letteratura indiana, nella Bibbia, nell'Antico testamento, nel nuovo testamento, nel Drona parva, nell'Epica di Gilgamesh ed in altre antiche scritture.


Per migliaia di anni, sin da quando l'Occidente ha colonizzato l'India, ha continuato a guardare alle tradizioni indiane con aria di superiorità, come se si trattasse di idee strampalate, frutto della fantasia. Come si può facilmente immaginare, psicologi e teologi hanno tentato di interpretare questi testi antichi e non ci  hanno capito proprio un bel nulla, anzi, le loro ipotesi non hanno fatto altro che forviare chi ha seguito la strada da loro tracciata, e cioè dare per scontato che non esisteva altra tecnologia se non quella occidentale.
Ma gli esperti indiani di sanscrito si sono ridestati dal loro letargo ed hanno iniziato ad esaminare i testi antichi, le epopee i Veda alla luce delle conoscenze scientifiche del nostro tempo. Concludendo che nell'antica India non si favoleggiava di fantascienza, di astronavi o di armi leggendarie; un tempo tutte queste cose facevano parte della quotidianità.
Cominciano con quello che descrivono i vari testi, il primo è il Vymaanika-Shaastra, storia le cui origini si perdono nella notte dei tempi, composta da diversi testi, vengono descritte le seguenti tecnologie ( così come tradotto da professori esperti di sanscrito):
una specie di specchio con il quale si riesce ad assorbire energia; un'attrezzatura grazie alla quale un aereo in volo riesce ad aumentare o ridurre le proprie dimensioni;
una strumentazione per immagazzinare energia radiante;
un apparecchio per misurare l'intensità dei fulmini;
strumentazioni in grado di localizzare con precisione, al di sotto della superficie dei pianeti, i tesori più disparati (minerali, metalli, oro);
un cannone acustico;
dodici diversi tipi di elettricità;
un apparecchio che dal nulla produce energia;
uno strumento che riesce a captare immagini e discorsi all'interno di un apparecchio nemico;
una macchina che cattura l'energia del Sole;
uno strumento che rende invisibile il proprio veicolo;
motori alimentati da vari fluidi, tra i quali mercurio;
e non solo armi, sono citate numerosi tipi di aerei e di astronavi, ben 15 e più, con descrizioni particolareggiate. Il  XXXI capitolo del Samarangana Sutradhara contiene addirittura dettagli in merito alla costruzione di macchine volanti. Parliamo di testi indiani antichissimi. La traduzione più antica risale al 1870, quando il mondo occidentale non aveva ancora alcuna nozione di aeroplani, meno che mai di navicelle spaziali. Qui non si parla di un singolo testo, ma si parla di una incredibile profusioni di fonti tutti antichissimi ed in tutti si trovano riferimenti ad armi, battaglie spaziali, città e navicelle spaziali, questo uno schema dei testi:
- Vishnu Purana, 23000 versi;
Naradina Purana, 25000 versi;
Padma Purana, 55000 versi;
Garuda Purana, 19000 versi;
Varaha Purana, 18000 versi;
Bhagavata Purana, 18000 versi;
Brahmanda Purana, 12000 versi;
Brahmavaivarta Purana, 18000 versi;
Markandeya Purana, 9000 versi;
Bhavisya Purana, 14500 versi;
Vamana Purana, 10000 versi;
Brahma Purana, 10000 versi;
Matsya Purana, 14000 versi;
Kurma Purana 17000 versi;
Linga Purana 10000 versi;
Shiva Purana 24000 versi;
Skanda Purana 81000 versi;
Agni Purana 15400 versi.
Se a questi aggiungiamo anche il Mahabharata e il Ramayana abbiamo un totale di 560.000 testi. Nessun altro popolo della terra possiede fonti tanto numerose.
Questi alcuni stralci tradotti (fonte "Gli dei erano astronauti" di E.Von Daniken)
Nel Samarangana di Bhoja, in 230 versi, vengono spiegati i principi di base per la costruzione di macchine volanti e lo stesso scrittore puntualizza il fatto che l'assenza di una descrizione accurata non era dovuta alla mancanza di conoscenza, quanto mirata a evitare un utilizzo improprio del veicolo stesso..: "il corpo deve essere costruito in modo forte e resistente. Attraverso la forza che è latente nel mercurio, che mette in movimento il turbine di vento trainante, un uomo può percorrere in modo meraviglioso una grande distanza nel firmamento. Allo stesso modo può costruire per "il dio in movimento" un vimana (antico veicolo volante indiano) tanto grande quanto un tempio. Devono essere installati quattro solidi contenitori per il mercurio. Quando i contenitori di ferro che contengono il mercurio vengono riscaldati per mezzo di un fuoco controllato, il vimana sviluppa per mezzo del mercurio la forza del tuono e ben presto sembra una perla nel cielo".
Nel Vishnu Purana si legge:
"mentre Kalki sta ancora parlando, dal cielo scendono due macchine che risplendono come il Sole, rivestite di ogni genere di pietra preziosa, e sfilano davanti ai loro occhi, protette da armi radianti..."




Il re Rumanvat aveva a disposizione un vimana grande quanto un jumbo:
"sia il re, sia il personale dell'Harem, sia ancora i dignitari provenienti da ogni parte della città presero posto nel veicolo celeste. Raggiunsero l'immensità del firmamento e seguirono la rotta dei venti. Il veicolo celeste sorvolò la terra sopra gli oceani e fece rotta poi verso la città di Avantis, dove si teneva una festa. Il vimana si fermò, in modo tale che il re potesse partecipare alla festa. Dopo questa breve sosta, il re ripartì sotto gli occhi di numerosi curiosi, che osservavano il veicolo celeste".
Ricordo che la prima traduzione di questi testi è stata fatta intorno agli anni 1890, anni in cui nessuno aveva idea e cognizione del volo aereo all'epoca non ancora inventato o scoperto. Figuriamoci chi ha scritto questi testi. Come avrebbe potuto immaginare tutto ciò che vi è descritto, non avendolo mai visto?
Tanto da ricostruire una perfetta imitazione in pietra, ovviamente non è l'unica costruzione in asia che assomigli ai Vimana citati nei testi Sacri Indiani.


Negli inni del Rigveda, là dove si parla del vimana della coppia di fratelli Asvina, vengono citati anche alcuni dettagli tecnici: era triangolare, grande e aveva tre piani e veniva guidato da tre piloti. Aveva ruote retrattili ed era fabbricato con un metallo leggero, che somigliava all'oro. Il veicolo volante utilizzava come propellente dei liquidi, chiamati "madhu" e "anna" (che gli esperti di sanscrito non sanno come tradurre). Il vimana si muoveva nel cielo più leggero di un uccello e poteva facilmente andare e tornare dalla Luna. Quando atterrava sulla Terra produceva un grandissimo fragore.
Come avrebbe potuto immaginare tutto questo un uomo del passato??

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