it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: I VIAGGI DI ULISSE SONO REALI!! TROVATI I LUOGHI NARRATI

I VIAGGI DI ULISSE SONO REALI!! TROVATI I LUOGHI NARRATI

I VIAGGI DI ULISSE SONO REALI!! TROVATI I LUOGHI NARRATI.

Omero è considerato il poeta e lo scrittore per eccellenza del mondo antico, ma fino ad ora tutti i luoghi da lui dettagliatamente descritti nell'Iliade e nell'Odissea erano ritenuti pure invenzioni di fantasia, in quanto non avevano, fino a pochi anni fa alcuna effettiva corrispondenza nella geografia del Mediterraneo. Di recente però un ingegnere nucleare italiano con una eccezionale passione per i poemi omerici ha fatto alcune clamorose scoperte che sembrano ribaltare definitivamente tutto quanto affermato fin ora. Le prove raccolte dallo studioso italiano Felice Vinci suffragano l'esplosiva ipotesi che sia i luoghi quanto le popolazioni e i miti dei poemi omerici abbiano avuto in realtà un'origine scandinava, e che pertanto tutti gli avvenimenti narrati nell'Iliade e nell'Odissea andrebbero ricollocati nel Mar Baltico. La tesi di un'origine nordica dei racconti omerici per quanto possa apparire bizzarra, trova una serie di stupefacenti conferme nelle più recenti scoperte scientifiche e archeologiche.  Le attuali teorie sulle migrazioni dei popoli nordici del II millennio a.C. sostengono per esempio che con ogni probabilità furono proprio questi ultimi a dare origine alla misteriosa civiltà micenea in Grecia. 

I suoi lavori di ricerca vengono ormai discussi nelle più prestigiose università del mondo. 


Si tratta di dare conferma a quelle eretiche teorie che oggi sono in grado di dimostrare l'effettiva colonizzazione del bacino del Mediterraneo in tempi remoti da parte delle genti del nord. Vinci ha infatti scoperto e dimostrato che tutti i luoghi descritti nei poemi omerici trovano il loro preciso corrispettivo geografico nei mari del nord. Egli ha evidenziato l'esistenza di altre straordinarie coincidenze che riguardano sia il clima rigido (nebbia, ghiaccio e neve) descritto nell'Iliade e nell'Odissea, quanto i nomi propri dei luoghi ivi citati, la loro effettiva morfologia e addirittura i giorni esatti di navigazione necessari per raggiungerli. 
Tra coloro che si sono accorti del valore della scoperta spicca la nota grecista e latinista Rosa Calzecchi Onesti che invita la comunità scientifica archeologica a compiere un'accurata opera di verifica sul campo eliminando i preconcetti che come già sappiamo tendono a mascherare i risultati reali.
Stando a quanto affermato da Vinci, la vera Itaca corrisponderebbe esattamente sia per forma che per orografia e posizione geografica specificati nel racconto di Omero all'isoletta di Lyo nell'arcipelago danese nel Sud Fionia.


In breve Vinci è riuscito a identificare anche tutte le altre isole citate nelle opere di Omero semplicemente seguendo le precise indicazioni che troviamo nei testi. Ad esempio il Peloponneso viene definito dal poeta come una vasta isola pianeggiante, che Vinci ha individuato nella grande isola danese di Sjaelland, a dispetto di un Peloponneso greco che non solo è montuoso, ma non è nemmeno un'isola. Continuando a seguire il racconto dell'Odissea, davanti a Itaca e Zacinto avremmo dovuto trovare Dulichio, un'isola dalla forma piatta e lunga che non esiste affatto nel Mar Ionio, ma che si identifica agevolmente nell'arcipelago della Finlandia, unico al mondo a presentare una straordinaria somiglianza con quello descritto da Omero. Vogliamo poi prendere in considerazione la descrizione di Omero della presenza di foche su una delle tante isole dell'arcipelago (foche che notoriamente non hanno mai popolato le isole egiziane dove ufficialmente si colloca la vicenda).
La città di Troia avrebbe dovuto essere contraddistinta di numerosi fiumi nelle sue vicinanze e da zone paludose ma che non esistono nell'attuale Turchia, dove essa viene collocata dagli archeologi tradizionalisti.
 In conclusione secondo Vinci se spostassimo tutti i racconti dell'antico autore dal bacino del Mar Mediterraneo a quello del Mar Baltico, la descrizione dei luoghi troverebbe puntuale riscontro e di conseguenza anche il realismo effettivo dei racconti stessi. Tutto questo non solo per la geografia del territorio ma anche per il clima, la cultura, i caratteri somatici dei guerrieri, la forma e le caratteristiche delle loro imbarcazioni. Omero infatti descriveva i suoi guerrieri spesso biondi e coperti da pesanti mantelli di lana per far fronte ad un clima quasi sempre rigido (non certo tipico della zona mediterranea), oltre a fenomeni ambientali tipici del nord Europa, come la notte bianca (giorni dell'anno in cui vi è luce anche di notte) o lunghissime giornate estive ed ancora il fenomeno delle "danze dell'aurora" che altro non sono che le aurore borali, descritte come un "manto purpureo notturno steso da Giove", la nebbia che oscurava la vista, il clima gelido e il ghiaccio che si incrostava sugli scudi dei guerrieri. La teoria di Felice Vinci è indirettamente confermata anche dai lavori dell'archeologo Geoffrey Bibby e dal filosofo matematico Bertrand Russell.
Ecco perchè bisognerebbe applicare ad ogni manoscritto, testo, racconto od opera, il rigoroso metodo di analisi puramente scientifica ovvero prendere per buone quello che c'è scritto senza interpretazioni personali, ma solo riscontrando i testi con prove reali.


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