it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: SULLA TERRA SOLO IL 10% DEI MARI E' STATO STUDIATO, COSA C'E' NEL 90%?

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SULLA TERRA SOLO IL 10% DEI MARI E' STATO STUDIATO, COSA C'E' NEL 90%?

CREATURE MARINE SCONOSCIUTE O NO? - parte 1.



Circa un anno fa, il   NOAA   (National Oceanic and Atmospheric Administration), l’agenzia federale oceanografica degli Stati Uniti, ha sentito la necessità di dover dichiarare ufficialmente che le sirene non esistono! “Le sirene del mare, metà umane e metà pesce, sono leggendarie creature marine di cui si racconta sin da tempo immemore”, ha scritto il NOAA nel suo sito web.
Ma la sortita del NOAA non è casuale, infatti fu rilasciata in seguito alla messa in onda di un interessante programma trasmesso da   Animal Planet   dal titolo: “Sirene, il corpo trovato“, con il sottotitolo “un nocciolo di verità che vive sotto la leggenda delle mitiche sirene.   
Si trattava in realtà di un docu-fiction, in cui, come ha precisato l’emittente, la scienza é stata usata “come un trampolino verso l’immaginazione”. Ma evidentemente tanti telespettatori lo hanno preso per un documentario e alcuni giorni dopo all’istituto oceanografico sono arrivate delle lettere in cui si chiedevano spiegazioni scientifiche. Ecco dunque la precisazione: Nonostante le premesse, “non sono mai state trovate prove dell’esistenza di umanoidi acquatici”.
Eppure, non tutti sono d'accordo. Soprattutto dopo il secondo documentario della Discovery Channel "Le sirene esistono" in cui sono intervenuti proprio alcuni ricercatori del NOAA ed hanno rilasciato delle testimonianze veramente interessanti per non dire clamorose. Sono numerosi gli scienziati che hanno avanzato interessanti teorie sull'esistenza, nel passato evolutivo dell'uomo, della scimmia acquatica, e cioè di una antenato acquatico in comune tra gli ominidi e le scimmie.   
E sarebbero numerose anche le testimonianze di coloro che affermano di aver visto degli umanoidi acquatici tutt'ora viventi. Secondo i teorici della cospirazione, e gli stessi ricercatori del NOAA, il Governo Americano (nella fattispecie proprio del NOAA) sarebbe a conoscenza di queste creature e addirittura starebbe inscenando un clamoroso cover-up (che giustificherebbe anche il comunicato del NOAA) per nascondere il fatto di essere in possesso del corpo di una sirena.
Prova di questo fatto, sarebbe il famoso suono oceanico bloop registrato nel profondo dell'Oceano Pacifico dal NOAA alla fine degli anni '90. 

   
Un fondamento scientifico alla leggenda?

Eppure, le storie di creature leggendarie  sono menzionate nelle mitologie di quasi ogni cultura umana, in ogni continente si racconta di aver avuto contatti con questi esseri metà uomo e metà pesce, descrivendo tutti lo stesso animale mitico, tra l'altro da notare che queste stesse storie vengono tramandate in culture geograficamente lontanissime tra loro che ufficialmente non avrebbero avuti contatti se non in tempi moderni.
Alcuni si sono chiesti se dietro queste leggende possa nascondersi un nocciolo di verità. Potrebbero esistere realmente degli umanoidi acquatici intelligenti, parenti lontani dell'uomo, che hanno sviluppato il loro percorso evolutivo adattandosi a vivere nelle profondità dell'oceano e che hanno sviluppato una società complessa nella quale vivono nascosti per paura dei loro parenti umani? Perchè no!!

Entra in gioco la teoria della "scimmia acquatica", la quale sostiene che gli esseri umani abbiano attraversato una fase anfibia nel loro percorso evolutivo. Ad un tratto, le grandi inondazioni costiere di milioni di anni fa costrinsero un gruppo dei nostri progenitori a spingersi verso l'interno, adattandosi definitivamente alla terra ferma dando vita alla specie dei   primati arboricoli, mentre un altro gruppo, forse spinti dalla necessità di trovare cibo, cominciarono a spingersi sempre più in profondità nel mare, adattandosi alla vita acquatica.
Dopo questo adattamento, un gruppo di primati sarebbe ritornato sulla terra ferma conservando alcune delle caratteristiche sviluppate nell’ambiente marino, mentre un altro gruppo si sarebbe adattato definitivamente all’ambiente marino.
Quindi, mentre noi ci siamo evoluti in esseri umani terrestri, i nostri parenti acquatici si sarebbero evoluti in esseri umani anfibi, stranamente simili alla leggendaria sirena. Alcuni autori sostengono la versione contraria della teoria e cioè che il progenitore in comune fosse completamente acquatico e che alcuni gruppi, spinti dalla necessità di trovare cibo, si spinsero sulla terra ferma fino ad adattarsi completamente a respirare ossigeno allo stato gassoso. In ogni caso, la sostanza non cambia. Consideriamo che per alcuni tipi di animali è avvenuto proprio così e cioè da animale acquatico si è trasformato in animale terrestre o viceversa come una recente teoria sui Cetacei, nati per vivere sulla terra e poi evolutisi per tornare in acqua.

Come prova a sostegno della teoria, gli studiosi sottolineano le notevoli differenze riscontrabili tra l’uomo e gli altri primati. Anzi, alcune caratteristiche lo rendono molto più simile ai mammiferi marini che non ai primati terrestri. Questi i segni distintivi fondamentali:
la perdita del pelo cutaneo (i peli creano resistenza in acqua);
la capacità istintiva a nuotare (i bambini appena nati già sono in grado di nuotare);
il grasso sottocutaneo (per l'isolamento dall'acqua fredda);
il controllo del respiro (alcuni umani sono in grado di trattenere il respiro fino a 20 minuti, più di ogni altro animale terrestre);
un cervello molto sviluppato, grazie ad una dieta ricca di frutti di mare;
   
Diversi autori si sono dedicati alla teoria della scimmia acquatica. In un libro del 1942, il biologo tedesco   Max Westenhofer   ipotizzò che i primissimi stadi dell’evoluzione umana fossero avvenuti in prossimità dell’acqua. Così egli scrive: “Postulare un modo di vita acquatico in una fase precoce dell’evoluzione umana è un’ipotesi sostenibile, per la quale si possono produrre ulteriori indagini e elementi di prova”.
Ma il vero padre della teoria è il biologo marino   Alister Hardy   che, già nel 1930, aveva ipotizzato che gli esseri umani possano aver avuto antenati acquatici. Ma solo nel 1960 decise di divulgare la sua teoria. L’occasione fu un discorso tenuto al   British Sub-Aqua Club   di Brighton il 5 marzo del 1960.
La tesi di Hardy si basa sulla convinzione che un gruppo di queste scimmie primitive, costrette dalla concorrenza con i loro simili e dalla scarsità di cibo, si sia spinta fino alle sponde del mare per andare a caccia di crostacei, molluschi, ricci di mare, ecc., nelle acque poco profonde al largo della costa.
Il biologo suppone che queste proto-scimmie acquatiche, spinte dalla necessità di rimanere sott'acqua per diverso tempo, proprio come è capitato per molti altri gruppi di mammiferi si siano adattate all'ambiente acquatico fino a rimanere in acqua per periodi relativamente lunghi, se non in maniera definitiva. Hardy esplicita definitivamente le sue idee in un articolo apparso su   New Scientist   il 17 marco 1960.
Dopo la pubblicazione dell'articolo, la teoria godette di un certo interesse per diverso tempo, ma fu progressivamente ignorata dalla comunità scientifica, tanto per cambiare. Nel 1967, l'ipotesi fu evocata da   Desmond Morris   nel suo libro “La Scimmia Nuda“, nel quale si trova la prima volta l’utilizzo del termine “scimmia acquatica". La scrittrice   Elaine Morgan, dopo aver letto il libro di Morris, divenne la principale sostenitrice e promotrice della teoria. Nei successivi 40 anni di carriera, la scrittice ha dedicato 6 libri alla divulgazione dell’ipotesi di Hardy.
Nel 1987, si tenne un simposio scientifico a   Valkenburg, Olanda, per discutere la validità della teoria della   Scimmia Acquatica. Dagli atti del convegno pubblicati nel 1991 con il titolo Aquatic Ape: Fact or fiction? (Scimmia acquatica: realtà o finzione?) emerge che gli scienziati non se la sentirono di sostenere l'idea che gli antenati dell'uomo fossero acquatici, ma che ci sarebbero alcune prove che avessero sviluppato l'abilità natatoria per alimentarsi nei fiumi e nei laghi, con il risultato che l'uomo sapiens moderno può godere di brevi periodi di tempo in apnea.

Una lettura estrema della teoria di Hardy ha portato alcuni ricercatori indipendenti ha ipotizzare l’esistenza attuale, di umanoidi acquatici intelligenti che vivono in società complesse nel fondo dell’oceano. L’esistenza di queste timide creature sarebbe all’origine delle leggende sulle sirene, decantate anche da Omero nella sua Odissea. Ma è possibile ipotizzare l’esistenza di questi Umanoidi Acquatici? Potrebbero esserci delle prove?
Anche in epoca recente le testimonianze da parte dei pescatori sono state numerose. In molti casi, si racconta del recupero di grossi animali acquatici completamente infilzati con lancie e coltelli di origine sconosciuta.
 In alcune testimonianze di inizio secolo è possibile vedere lo stupore e lo sconcerto dei marinai.

                        foto originale











Qui si può vedere bene che lo squalo catturato dai pescatori, ha diversi oggetti a mo di lance, conficcati su tutto il corpo.  Vedi anche queste foto:



                  uno dei coltelli/lance conficcate







Particolare dei diversi tipi di oggetti taglienti ritrovati negli anni conficcati addosso a squali:

Ovviamente ricordiamo tutti le vicende decantate da Omero nell'Odissea, l'incontro di Ulisse con le sirene.

 Ancora prima dalla civiltà  mesopotamica con il Dio pesce  Dagon







Persino Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (23 – 79 d.C.) era dell'opinione che ogni cosa 
esistente sulla terra avesse il suo omologo nel mare.


















O la divinità indiana Ganga  rappresentata dall'immagine di una donna voluttuosa e dall'aspetto piacevole, che tiene nella sua mano un vaso. È accompagnata da un animale ibrido, il makara dal corpo di coccodrillo, e per il resto simile ad un pesce.

Queste immagini rupestri furono rinvenute nel 1933 da Laslo Almasy nella 

CAVERNA DEI NUOTATORI 

a Wadi Sura, sulle alture del Gilf Kebir, nel Sud Ovest Egiziano al confine con la Libia. 

Ancora altre divinità metà uomo e metà pesce raffigurate dalle civiltà Babilonesi, Persiane e Greche

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