it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: aprile 2018

SCIMMIE GIGANTI NEI RACCONTI MAORI. BIGFOOT?

SCIMMIE GIGANTI NEI RACCONTI MAORI. 




Sembra un argomento riservato ai film di animazione della Disney, ma nella storia umana molti sono i racconti e le testimonianze sull'esistenza di esseri giganti, bipedi, simili all'uomo se non fosse che sono completamenti coperti da peli.
Sono loro l'anello mancante che tutti cercano per dare conferma alla tesi dell'evoluzione umana predicata da Darwin? 



Ad oggi non è dato sapere, anche perchè l'argomento come già detto viene preso sul serio da pochissimi ricercatori. 

Vista anche la difficoltà di accedere agli ambienti dove queste creature, sopravvissute forse in pochissimi esemplari, vivrebbero dalle cime dell'Himalaya alle zone più interne delle foreste.
Tra le testimonianze che abbiamo già riportato nel precedente post, aggiungiamo le storie dei Maori abitanti della Nuova Zelanda. 
Ci sono molte storie di Māori che raccontano di incontri tra il Maero, uomo appunto scimmia, e il Maori. Uno di questi, ad esempio, è quello di Purukupenga, un eroe Māori che uccide un Maero. Usando una semplice (una tradizionale arma Māori a lama larga), Purukupenga colpisce ripetutamente il Maero, finché il suo cranio, gli artigli e le ossa non si rompono.
In altri racconti, tuttavia, il Maero riesce a catturare, uccidere e mangiare viaggiatori solitari. Questo è il caso di viaggiatori come Wairapa e Tikitiki-o-Rehua.






Tuttavia, il racconto più bizzarro riguardante il Maero (anche se avrebbe potuto essere un Moehau) è quello di Tukoio. Come Purukupenga, Tukoio riesce ad uccidere una di queste creature.
Secondo la tradizione Maori, i nemici giurati del Maero sono i Māori stessi, con i quali erano quasi sempre in guerra. Come risultato di questo conflitto senza fine, i Maero furono portati sempre più avanti nelle foreste più aspre e più inospitali dell'isola della Nuova Zelanda. È in queste foreste che i Maero continuano a vivere, anche se in piccolo numero. Tali racconti possono forse essere una rappresentazione simbolica del conflitto tra ordine e caos, civiltà e natura selvaggia, in cui il primo riesce a spingere quest'ultimo sempre più in profondità nel deserto.


Nonostante i racconti secondo cui i Maori erano sempre in guerra con il Maero, ci sono alcune storie in cui i membri dei due gruppi si incrociano, dando origine a prole che sono più grandi per dimensioni e forza rispetto al medio Maori. Alcune famiglie Maori, come la famiglia Kaihai di Waikato e la famiglia Haupapa di Rotorua, sostengono di essere discendenti di queste ibride creature. In effetti, i membri di queste famiglie sono fisicamente grandi, anche se non grandi come i loro antenati, che si dice abbiano raggiunto altezze comprese tra 2,4 e 3,4 metri (7,78-11,15 piedi)



Anche Moehau è Maero? probabilmente si, sono solo altri nomi con cui viene chiamata la stessa creatura a seconda delle popolazioni incontrate.







Mentre non ci sono stati segnalati avvistamenti del Maero, ci sono quelli di un'altra creatura simile conosciuta come Moehau. Il Maero e il Moehau condividono molte somiglianze, e alcuni Maori hanno persino suggerito che i due potrebbero essere la stessa cosa. I Moehau furono presumibilmente avvistati dai minatori d'oro negli anni tra il 1870 e il 1880. Un altro avvistamento della creatura è stato segnalato da un turista australiano nel 1969. Gli avvistamenti del presunto Moehau sono stati riportati anche nel 1972 e nel 1983.


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SECONDO TESTI ANTICHI I GRECI HANNO RAGGIUNTO IL CANADA NEL 56 D.C.


Secondo uno studio controverso e basato su antichi scritti di Plutarco, gli antichi greci potrebbero aver viaggiato fino a Newfoundland intorno al 56 d.C., circa mille anni prima dei Vichinghi, in cerca di oro.
Si è messo in luce che gli antichi greci possedessero una grande conoscenza, in astronomia e fossero in grado di localizzare le correnti atlantiche che li avrebbe aiutati a navigare verso ovest.

Se dimostrato, significherebbe che antiche civiltà come quella greca ( come già detto forse anche gli antichi egizi) hanno navigato in tutto il mondo migliaia di anni fa, raggiungendo terre lontane fino al Nord America.
L'idea prende spunto su uno studio del cosiddetto testo "Da Facie", scritto dal filosofo greco Plutarco.
Nel testo antico,  un personaggio parla dell'incontro con uno sconosciuto che era tornato da poco da un "grande continente" e i ricercatori ritengono che questo grande continente possa far parte del Nord America, in particolare del Canada.
Gli scienziati sostengono che gli antichi greci potrebbero aver navigato regolarmente a Terranova, dove avevano costruito un certo numero di colonie e estratto l'oro per secoli.
Tuttavia, a parte l'interpretazione del testo antico, non ci sono molte prove che suggeriscano che questi viaggi abbiano mai avuto luogo, dal momento che gli storici dibattono la teoria sostenendo che il lavoro non ha argomenti validi.


Ioannis Liritzis, un archeologo dell'Università dell'Egeo, pensa diversamente, ha dichiarato: "La nostra intenzione è dimostrare, con la scienza moderna, che è stato possibile realizzare questo viaggio".
Secondo i rapporti, i coloni greci potrebbero aver viaggiato in Nord America alla ricerca di nuove terre e ricchezze. Dopo aver trovato Terranova, si ritiene che i viaggiatori greci sarebbero tornati a casa dopo una breve permanenza, mentre altri hanno deciso di rimanere.
Tuttavia, come osservato  dai ricercatori non vi sono prove certe dei presunti viaggi degli antichi greci, gli archeologi non hanno trovato (ancora, secondo me) resti fisici di questi storici insediamenti greci nel Nord America, né ci sono descrizioni di prima mano di tali viaggi in tutt'altro che un resoconto dell'antichità.

L'idea si basa interamente su un nuovo esame di un dialogo scritto dall'influente autore romano Plutarco , vissuto dal 46 al 119 d.C.
Il testo scritto da Plutarco sul volto che appare nella sfera della luna spesso chiamato semplicemente De Facie si avventura a discutere se la luna è un'altra terra e se contiene o meno vita.
Il testo antico affronta anche altre questioni filosofiche di quel tempo.
In una parte del testo, Plutarco descrive un personaggio che presumibilmente incontra un uomo che è recentemente tornato da un lungo viaggio da un grande continente.




Lo sconosciuto spiegò che i viaggiatori avrebbero iniziato il viaggio ogni 30 anni, in particolare quando il pianeta Saturno apparve nella costellazione del Toro.
Liritzis e i suoi colleghi sostengono che il grande continente menzionato nel testo potrebbe, in effetti, essere il Nord America per una serie di motivi. La loro argomentazione è basata sull'astronomia e tutto inizia con un'eclissi totale di sole.
Il fatto che l'apertura di alcuni capitoli di "De Facie" sia andata perduta nella storia non ha aiutato Liritzis e i suoi colleghi che hanno cercato documenti astronomici per un'eclissi totale verificatasi migliaia di anni fa, a mezzogiorno.
Dopo aver esaminato cinque millenni di record di eclissi, ne hanno trovato uno che soddisfaceva i parametri richiesti, tra cui l'ora del giorno e quando Plutarco avrebbe potuto scriverlo, osserva Rebecca Boyle  in un articolo pubblicato su una rivista scientifica.


L'eclissi che alla fine portò i viaggiatori greci a raggiungere il Nord America molto probabilmente avvenne nel 75 d.C. Con l'aiuto del software di astronomia, Liritzis ei suoi colleghi hanno scoperto che nei decenni che circondano questa eclissi, il pianeta Saturno appare nella costellazione del Toro in cinque diverse occasioni, dal 26 al 29 d.C, dal 56 al 58  e dall'85 all'88 d.C.

Usando l'eclissi totale Liritzis ei suoi colleghi calcolarono il momento in cui si sarebbe potuta verificare la conversazione tra l'informatore di Plutarco e lo straniero che si era recato nel grande continente. Sulla base delle loro scoperte, i ricercatori hanno cronometrato il viaggio quando Saturno era di recente nel Toro e cioè il 56 d.C.
I viaggiatori greci arrivarono molto probabilmente in Nord America nel 57 d.C, rimasero nel "Nuovo Continente" per un anno vivendo in una colonia greca esistente e tornarono a casa nel 58 d.C., quando Saturno si trasferì dal Toro.

Plutarco includeva stime di rotta e distanza per il viaggio a Terranova, e affermava che il "grande continente" era situato oltre l'isola di Ogigia. Quest'isola, a sua volta, era raggiungibile dopo un viaggio di cinque giorni in trireme dalla Gran Bretagna occidentale.
Il grande continente era accessibile attraverso una baia che, secondo Plutarco, era allineata con il delta del fiume Volga, l'ingresso settentrionale del Mar Caspio.

Con l'aiuto di Google Earth, Liritzis controllò ciò che riuscì a trovare sulla base degli scritti di Plutarco e scoprì che, dopo aver tracciato una linea da questa posizione attraverso l'Atlantico, conduceva al Golfo di Saint Lawrence.



Come probabilmente previsto, la teoria piuttosto interessante proposta da Liritzis e dai suoi colleghi è stata accolta con un senso di scetticismo da parte della comunità scientifica.
Ma visto che come sempre niente del nostro passato è certo o documentato, tutto viene ricostruito su ipotesi, con le ipotesi tutto sarebbe possibile!

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LE TESTE DI PIETRA GIGANTESCHE DAL DIAMETRO DI 3 METRI

LE TESTE GIGANTESCHE DI UN POPOLO VENUTO DALLE STELLE


Lungo la costa del Golfo del Messico all'inizio del secondo millennio a.C. la civiltà più antica misteriosa perduta di tutti i tempi vide la luce, raggiungendo il massimo splendore intorno al 1500/1200 a C.

Gli Olmechi

A loro si devono le prime forme di scrittura glifica, il sistema di numerazione fatto di punti e linee, le prime iscrizioni relative al calendario di Lungo Conto, con la misteriosa data d'inizio nel 3113 a.C. 



I primi esempi di grande scultura artistica e monumentale; il primo utilizzo della giada; le prime raffigurazioni di armi o utensili; i primi centri cerimoniali; i primi orientamenti celesti insomma fu tutto opera degli Olmechi. Con tutti questi primati non sorprende che qualcuno abbia paragonato la civiltà olmeca con quella dei Sumeri in Mesopotamia che vanta gli stessi primati in Mesopotamia. Tra l'altro entrambe le civiltà apparirono improvvisamente nella storia. Nei loro testi, i Sumeri parlavano della loro civiltà come di un dono ricevuto dagli dèi, i visitatori della Terra che potevano vagare per i cieli e che perciò venivano spesso rappresentati come esseri alati. 
Ma chi era questo popolo? stranieri in una terra straniera, provenienti dall'altra parte del mare, ma addirittura da un altro continente? Forse si. 

Essi lasciarono dietro di se monumenti in pietra che ancora oggi lasciano senza parole e che ritraggono proprio loro stessi. 


Vinci una 500




Davvero uniche sotto tutti gli aspetti, sono delle enormi teste in pietra scolpite con incredibile maestria e con strumenti che non conosciamo, raffiguranti i capi olmechi. Il primo a vedere una di queste teste fu J. M. Melgar y Serrano nel 1869 che così le descrisse: "un'opera d'arte... una scultura stupenda che rappresenta stranamente un etiope".


Nel 1925 gli studiosi occidentali confermarono la scoperta di altre teste enormi, una delle quali era alta 2,5 metri per m. 6,5 di circonferenza e pesava circa 24 tonnellate. Non vi è dubbio che raffiguri un negroide africano con un elmetto in testa.






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Delle teste ritrovate, ognuna raffigura un individuo diverso con elmetti diversi. Dall'esame del radiocarbonio le datò al 1200 a.C. ma non esclude che siano più antiche in quanto l'esame prende in esame lo strato organico presente sul sito del ritrovamento. 
Ad oggi sono circa 16 le teste ritrovate che vanno da una altezza di un metro e mezzo a tre, e pesano fino a 25 tonnellate. 



Tutte le pietre basaltiche usate per le teste, erano state portate dal luogo di origine fino al luogo dove sarebbero state scolpite, e talvolta la destinazione definitiva si trovava anche a un centinaio di chilometri di distanza dal luogo di origine, e lo spazio che le separava era costituito da giungla ed acquitrini. Come sia stato possibile levigare, trasportare i giganteschi massi e infine scolpire queste enormi statue resta un vero mistero.

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IL FARAONE ALIENO D'EGITTO

IL FARAONE ALIENO D'EGITTO. ECCO LE PROVE.




Il prof. Walter B. Emery, illustre egittologo che condusse numerose operazioni di scavo in Egitto, documentò il ritrovamento a Saqqara di reperti umani dal cranio dolicocefalo risalenti all'epoca predinastica. E, proprio come sostenuto dai ricercatori maltesi, (vedi post nel blog "A chi o a cosa appartengono...")  egli scoprì che non poteva trattarsi di una stirpe autoctona, in quanto non solo possedevano un cranio più grande rispetto a quello dell'etnia locale, ma presentavano anche molti altri caratteri genetici atipici per il clima del luogo, come capelli chiari, corporatura molto più robusta della media e una statura media assai superiore. 
Emery dichiarò quindi, oltre ogni ragionevole dubbio che tale ceppo razziale non poteva essere originario dell'Egitto (come sappiamo non esserlo di Malta) ma che ciononostante aveva svolto in loco un ruolo sacerdotale e governativo di prim'ordine.


 

 


Questo gruppo etnico venne identificato con la casta dominante che la tradizione egizia chiamò con l'appellativo di Shemsu Hor, ovvero i "Seguaci di Horus", tuttora ufficialmente ritenuti personaggi puramente mitologici.
Eppure, oggi, per molti autorevoli ricercatori indipendenti come Graham Hancock, i seguaci di Horus potrebbero essere stati in realtà gli ultimi superstiti di un evoluto gruppo etnico non originario dell'Egitto che avrebbe svolto il ruolo di civilizzatore sugli altri popoli dopo l'ultima glaciazione.





L'arcaica tecnica della manipolazione  della forma della testa deve quindi essere stata concepita come strumento per somigliare fisicamente ai membri della casta dominante.
Ma i cranii allungati, ritrovati, non possono essere stati manipolati come già state pensando!!
Perchè gli studi e i saggi di approfondimento sui teschi ritrovati, soprattutto quelli maltesi, che documentano una intera collezione, anche fotografica, di crani dalle caratteristiche molto particolari come l'assenza delle normali linee di saldatura cranica, caratteristica del cranio umano.
Ovviamente, neanche a dirlo, i teschi Maltesi sono stati rimossi dal Museo Archeologico della Valletta, pare siano stati chiusi in un deposito sempre del museo ma non accessibile al pubblico. "Non commento!!"
 E' quindi logico concludere che i sacerdoti serpente o "Seguaci di Horus"  furono il ceppo razziale più antico e progredito del monto antico. La domanda è da dove veniva?
Nonostante la loro stirpe sembra essere scomparsa nel nulla intorno al 2500 a.C., il simbolo per eccellenza  della casta dei faraoni egizi continuò a essere il serpente per tutti i millenni che seguirono, basta osservare una copia del volto di un faraone qualsiasi, il particolare





copricapo posto all'altezza della fronte raffigurava la testa di un cobra e anche la barba veniva annodata sotto il mento come fosse la coda.




Vinci una 500



E' un dato di fatto oramai che l'aristocrazia egizia fosse etnicamente diversa dal resto della popolazione su cui governava. E che notoriamente e per consuetudine ben radicata, sposavano fratelli o sorelle. Ma non a parole!! Essa infatti aveva un gruppo sanguigno di tipo A (associato di norma alla cosiddette razze ariano-caucasiche) a dispetto di una popolazione locale caratterizzata pressoché integralmente dal gruppo 0. 
Peraltro, lo stesso tipo di scoperta è stato effettuato anche sulle mummie incas, confermando così l'ipotesi dell'opera civilizzatrice post-glaciale. 

Tra gli appartenenti alla razza dei "sacerdoti-serpenti" o "seguaci di Horus" rientrava sicuramente il faraone Akhenaton. 
Il faraone dolicocefalo che riportò l'antico culto del sole (Horus-Sole). Lui stesso, sua moglie Nefertiti e i suoi figli possedevano vistosi crani dolicocefali.  Tra le altre stranezze, anche il volto del faraone non rientra certo nei canoni della razza "umana", anzi reca dei tratti serpentiformi oltre ad  una statura molto alta, fianchi decisamente larghi non proprio tipicamente maschili. 


Notare i crani dei bambini!


il Faraone Akhenaton
Akhenaton
la sposa di Akhenaton, Nefertiti


Non si tratta di normale rappresentazione artistica egizia, ma questo tipo di cranio e fattezze "fuori standard" erano riservate solo ed esclusivamente a Faraoni e famiglia. Sembra logico ora chiedersi se i copricapo dei faraoni e delle regine erano studiati ad ok per le fattezze dei teschi allungati e non per caso.


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LE CITTA' CELESTI, LE MACCHINE VOLANTI, NEI TESTI SACRI E ANTICHI. III PARTE


LE CITTA' CELESTI, LE MACCHINE VOLANTI, NEI TESTI SACRI E ANTICHI. III PARTE

Continua la saga dei testi sacri più voluminosi del mondo antico, quelli dell'India, dove per secoli, gli scribi hanno riportato e rinnovato i testi sacri raccontando le vicende dei loro progenitori, dei loro dèi  e delle guerre catastrofiche che sconvolsero i loro cieli. Vogliamo di nuovo chiederci per che mai perdere tanto tempo, lavoro e sudore per riportare ai postumi vicende completamente inventate?
Non sta in piedi questa scusa.
Tra gli antichi testi che menzionano velivoli (Vimana) i più famosi sono Ramayana e Mahabharata, come abbiamo già menzionato nei precedenti post. Altri meno noti; Samarangana Sutra-dhara, la Yuktikalpataru di Bhoja (12° secolo d.C.) il Mayamatam (attribuito all’architetto Maya celebre nel Mahabharata), il Rig Veda, il Yajurveda e Ataharvaveda.
In Manusa, si trovano invece, i dati più dettagliati riguardanti la costruzione di macchine volanti.
Il Samarangana Sutradhara dice che erano costruite con un materiale leggero, ma allo stesso tempo forte e ben modellato. Per la loro costruzione furono utilizzati ferro, rame, mercurio e piombo. Erano in grado di volare a grandi distanze ed erano spinti in aria da motori.




 Il testo  Samarangana Sutradhara dedica 230 strofe alla costruzione di queste macchine e il loro uso in tempo di pace e di guerra:
Forte e durevole deve essere effettuato il corpo, come un grande uccello volante di materiale leggero. Al suo interno si deve inserire il motore a mercurio con il suo apparato di riscaldamento in ferro posto in basso. Per mezzo del potere latente del mercurio che permette la messa in moto, un uomo che si siede al suo interno sarà in grado di percorrere una grande distanza nel cielo in un modo meraviglioso. Allo stesso modo, seguendo le istruzioni descritte si potrà costruire un Vimana grande come il tempio del Dio in movimento. Dovranno essere costruiti quattro contenitori resistenti di mercurio nella struttura interna. Quando questi verranno riscaldati dal fuoco controllato dai contenitori di ferro, il Vimana svilupperà una potenza di tuono attraverso il mercurio. Successivamente si convertirà in una perla nel cielo”.
Inoltre, se questo motore di ferro con giunti opportunamente saldati verrà riempito di mercurio, e il fuoco verrà diretto nella parte superiore, svilupperà la sua potenza con il ruggito di un leone.



Ed ecco che ricompare una delle molte coincidenze nella storia dell'uomo, "il mercurio", di cui sono state recentemente trovate grosse quantità sotto la Piramide del Sole (Messico), probabilmente anche nella piramide dell'imperatore Qin Shi Huang (in Cina) come descrivono diversi testi antichi della Cina, e appunto nella descrizione delle macchine volanti indiane.



In tutta la letteratura sanscrita non esiste una sola riga che non  faccia riferimento a tecnici, a fabbriche o a voli di prova. I veicoli celesti comparivano all'improvviso. Gli dei li creavano e li usavano. Innovazione, progettazione ed esecuzione non avvenivano sul nostro pianeta. Questo punto è molto importante. Se fosse stato tutto nato da fantasia dello scrittore, perchè ribadire il fatto che la loro costruzione non avveniva da parte dell'uomo, perchè non sfruttare e vantare questa capacità come terrestre? tanto è fantasia!!

Ma non è la realtà dei fatti.



Nel terzo capitolo del libro Sabha-parvan (parte del Mahabharata) vengono descritte città del cosmo di diversa grandezza. Rette dai vari dèi, Indra, Brahma, Rudra, Yama, Kuvrea e Varuna. 
Queste città si chiamavano genericamente "Sabha". Erano enormi e, osservate dalla Terra, risplendevano come rame, oro e argento. Nelle città si trovava qualsiasi sorta di cibo, acqua in quantità, giardini e ruscelli, stanze e sale per riunioni.
Vi erano enormi hangar per riparare i vimana e ovviamente terribili armi che vedremo nei prossimi post. (ok diciamo che probabilmente Spielberg ha preso qui ispirazione per descrivere gli hangar della Morte Nera, gli amanti di Star Wars mi hanno capita!!) 


La descrizione più semplice ed al tempo stesso sconvolgente è: "lassù non brillano nè il Sole, nè la Luna, bensì tutto brilla di luce propria e che a causa della grande distanza, ciò che dalla Terra veniva percepito come luci, in realtà erano grandi corpi." E' vero, nel cosmo regna il buio. Come sia possibile che i nostri progenitori avessero questa conoscenza? Se non perchè è reale ogni riga scritta. Per essere reale vuol dire che almeno un uomo dell'epoca  è stato portato nello spazio (come è scritto nei testi) ed ha potuto vedere con i suoi occhi la Terra da lì.

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ESSERI CON ARTI PALMATI! TENTATIVI DI MODIFICAZIONE GENETICA?

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In Giappone troviamo invece un mito le cui origini sono tuttora misteriose: il mito dei Kappas.
Nonostante delle tradizioni del Giappone non si conosca molto, questo mito è tramandato ancora oggi e lascia trapelare la presenza di creature non appartenenti alla specie umana. Secondo quanto affermato da Kitamura, archeologo e storiografo giapponese, i Kappas erano delle creature strane che negli antichi testi vengono descritte come simili all’uomo, ma caratterizzate da gravi malformazioni, poiché appaiono con arti palmati o munite di tre dita terminanti con artigli. La loro pelle è bruna. 
La loro testa sottile e le orecchie grosse, con occhi triangolari. Sulla testa portano sempre un curioso cappello dal quale fuoriescono quattro lunghi aghi ed il loro naso ha l’aspetto di una proboscide che si appoggia sulle spalle terminando indietro, dove si congiunge ad una specie di gobba a forma di cassetta. (Sembra la descrizione di una tuta spaziale).






Il Giappone ha alle spalle una storia misteriosa. Un altro mito giapponese racconta che circa 10.000 anni fa un progredito popolo dagli occhi azzurri e i capelli biondi provenienti da stelle lontane arrivò sulla Terra. Non so se a qualcuno viene in mente il creatore della vita per i Maya, chiamato anche "Viracocha" e descritto come un uomo di carnagione chiara, barba lunga bianca e occhi azzurri? Ma che strane coincidenze!!  Era un popolo perfetto, utilizzava un'alta tecnologia, possedeva una grande scienza, aveva una grande base spirituale e morale, possedeva eccellenti doti naturali quali telepatia, capacità di guarire, capacità di volare e forza sovrumana.







I membri di questo popolo si stabilirono in Giappone diventando signori degli Anui. Questo mito si intreccia con quello dei Kappas: questi ultimi infatti sarebbero gli aiutanti dei signori degli Anui, una sorta di servitori ai quali si attribuisce la costruzione della città sommersa di Yonaguni.



Nella mitologia cinese si parla di Houang-Ti, il figlio del cielo, che sarebbe sceso sulla Terra circa nel 2500 a.C., prendendo dimora nel bacino del fiume Houang-ho. Secondo gli antichi testi che riportano la vicenda, questa divinità celeste aveva a sua disposizione complessi carri che funzionavano senza essere trainati e ottanta servitori di metallo con quattro occhi e sei braccia, che si nutrivano di pietre e di sabbia. Dopo aver vissuto sul nostro mondo per tre secoli, Houang-Ti ritornò alla stella da cui era venuto, che si trovava nella costellazione del Leone. 





Ma non è certo una novità, il fatto che si racconti di essere scesi dallo spazio per stabilirsi sulla terra.Sono moltissime le citazioni contenute nella Bibbia che possono essere attribuibili a “incontri ravvicinati” con entità aliene. Ad esempio la Bibbia parla di patriarchi, come Enoch, che vengono rapiti in cielo da oggetti volanti misteriosi, e dell’apparizione ripetuta di uomini misteriosi al servizio di Dio che sono dotati di alta tecnologia. Nel libro di Enoch si narra di persone che vengono portate nello spazio dove incontrano Angeli che mostrano loro la Terra vista dallo spazio, ed altri esseri “bianchi” simili ma non uguali agli uomini. E inoltre vi è l'episodio nel quale Abramo di notte vide passare nel cielo due misteriosi veicoli che lui descrisse come una fiaccola ardente e un forno fumante. 
Possibile che tutti gli scrittori antichi o meglio gli scribi o colore che erano addetti a trascrivere le vicende più importanti e la saggezza dei loro tempo "fumavano erba"!!??

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