it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: LE CITTA' CELESTI, LE MACCHINE VOLANTI, NEI TESTI SACRI E ANTICHI. III PARTE

LE CITTA' CELESTI, LE MACCHINE VOLANTI, NEI TESTI SACRI E ANTICHI. III PARTE


LE CITTA' CELESTI, LE MACCHINE VOLANTI, NEI TESTI SACRI E ANTICHI. III PARTE

Continua la saga dei testi sacri più voluminosi del mondo antico, quelli dell'India, dove per secoli, gli scribi hanno riportato e rinnovato i testi sacri raccontando le vicende dei loro progenitori, dei loro dèi  e delle guerre catastrofiche che sconvolsero i loro cieli. Vogliamo di nuovo chiederci per che mai perdere tanto tempo, lavoro e sudore per riportare ai postumi vicende completamente inventate?
Non sta in piedi questa scusa.
Tra gli antichi testi che menzionano velivoli (Vimana) i più famosi sono Ramayana e Mahabharata, come abbiamo già menzionato nei precedenti post. Altri meno noti; Samarangana Sutra-dhara, la Yuktikalpataru di Bhoja (12° secolo d.C.) il Mayamatam (attribuito all’architetto Maya celebre nel Mahabharata), il Rig Veda, il Yajurveda e Ataharvaveda.
In Manusa, si trovano invece, i dati più dettagliati riguardanti la costruzione di macchine volanti.
Il Samarangana Sutradhara dice che erano costruite con un materiale leggero, ma allo stesso tempo forte e ben modellato. Per la loro costruzione furono utilizzati ferro, rame, mercurio e piombo. Erano in grado di volare a grandi distanze ed erano spinti in aria da motori.




 Il testo  Samarangana Sutradhara dedica 230 strofe alla costruzione di queste macchine e il loro uso in tempo di pace e di guerra:
Forte e durevole deve essere effettuato il corpo, come un grande uccello volante di materiale leggero. Al suo interno si deve inserire il motore a mercurio con il suo apparato di riscaldamento in ferro posto in basso. Per mezzo del potere latente del mercurio che permette la messa in moto, un uomo che si siede al suo interno sarà in grado di percorrere una grande distanza nel cielo in un modo meraviglioso. Allo stesso modo, seguendo le istruzioni descritte si potrà costruire un Vimana grande come il tempio del Dio in movimento. Dovranno essere costruiti quattro contenitori resistenti di mercurio nella struttura interna. Quando questi verranno riscaldati dal fuoco controllato dai contenitori di ferro, il Vimana svilupperà una potenza di tuono attraverso il mercurio. Successivamente si convertirà in una perla nel cielo”.
Inoltre, se questo motore di ferro con giunti opportunamente saldati verrà riempito di mercurio, e il fuoco verrà diretto nella parte superiore, svilupperà la sua potenza con il ruggito di un leone.



Ed ecco che ricompare una delle molte coincidenze nella storia dell'uomo, "il mercurio", di cui sono state recentemente trovate grosse quantità sotto la Piramide del Sole (Messico), probabilmente anche nella piramide dell'imperatore Qin Shi Huang (in Cina) come descrivono diversi testi antichi della Cina, e appunto nella descrizione delle macchine volanti indiane.



In tutta la letteratura sanscrita non esiste una sola riga che non  faccia riferimento a tecnici, a fabbriche o a voli di prova. I veicoli celesti comparivano all'improvviso. Gli dei li creavano e li usavano. Innovazione, progettazione ed esecuzione non avvenivano sul nostro pianeta. Questo punto è molto importante. Se fosse stato tutto nato da fantasia dello scrittore, perchè ribadire il fatto che la loro costruzione non avveniva da parte dell'uomo, perchè non sfruttare e vantare questa capacità come terrestre? tanto è fantasia!!

Ma non è la realtà dei fatti.



Nel terzo capitolo del libro Sabha-parvan (parte del Mahabharata) vengono descritte città del cosmo di diversa grandezza. Rette dai vari dèi, Indra, Brahma, Rudra, Yama, Kuvrea e Varuna. 
Queste città si chiamavano genericamente "Sabha". Erano enormi e, osservate dalla Terra, risplendevano come rame, oro e argento. Nelle città si trovava qualsiasi sorta di cibo, acqua in quantità, giardini e ruscelli, stanze e sale per riunioni.
Vi erano enormi hangar per riparare i vimana e ovviamente terribili armi che vedremo nei prossimi post. (ok diciamo che probabilmente Spielberg ha preso qui ispirazione per descrivere gli hangar della Morte Nera, gli amanti di Star Wars mi hanno capita!!) 


La descrizione più semplice ed al tempo stesso sconvolgente è: "lassù non brillano nè il Sole, nè la Luna, bensì tutto brilla di luce propria e che a causa della grande distanza, ciò che dalla Terra veniva percepito come luci, in realtà erano grandi corpi." E' vero, nel cosmo regna il buio. Come sia possibile che i nostri progenitori avessero questa conoscenza? Se non perchè è reale ogni riga scritta. Per essere reale vuol dire che almeno un uomo dell'epoca  è stato portato nello spazio (come è scritto nei testi) ed ha potuto vedere con i suoi occhi la Terra da lì.

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