it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: LA MALEDIZIONE DEL FARAONE TUTANKHAMON E' REALE! ECCO LE PROVE!

LA MALEDIZIONE DEL FARAONE TUTANKHAMON E' REALE! ECCO LE PROVE!



SVELATO IL SEGRETO DELLA MALEDIZIONE DEL FARAONE TUTANKHAMON!!

Sicuramente avrete sentito parlare negli anni scorsi, della maledizione del faraone Tutankhamon, credendola una, come si dice oggi "fake news", ma contrariamente a quanto si pensi, realmente, subito dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon, diversi e misteriosi decessi avvennero nei mesi successivi, tanto da diventare leggenda.

Ma ricordiamo cosa è successo dopo la scoperta della tomba del faraone-bambino avvenuta il 27 novembre 1922:

-   5 mesi dopo la scoperta il finanziatore dell'impresa lord Carnarvon, morì per setticemia dopo la puntura di una zanzara;
-  1923 morì inspiegabilmente il fratellastro di lord Carnarvon, Aubrey Herbert, dopo una estrazione dentale;
-  1923 l'archeologo La Fleur, aiuto di Carter nei lavori di scavo, morì qualche settimana dopo il ritrovamento per una misteriosa malattia;
-  1923  moriva a causa di una strana infiammazione polmonare George Jay Gould, grande amico di lord Carnarvon;
-  1924  spirava il celebre archeologo Evelyn White, che aveva collaborato al ritrovamento con Carter, ufficialmente per suicidio;
-  alcuni mesi dopo, moriva in circostanze poco chiare Douglas Archibald Reed, incaricato allo svolgimento delle radiografie della mummia del faraone;
-  1926, morì Bernard Pyne Grenfell, il papirologo consultato da Carnarvon per le traduzioni dei testi egizi;
-  1928, di uno strano male morì anche l'egittologo Arthur Cruttenden Mace che nel 1922 aveva collaborato con Carter al restauro della tomba;
-  1929  venne trovato morto nel suo letto il segretario privato di lord Carnarvon, Richard Bethell, pare per arresto cardiaco;
-  l'anziano padre di Richard Bethell, pochi mesi dopo il figlio morì precipitando dalla finestra del suo appartamento di Londra;
-  1929 morì la moglie di lord Carnarvon, sempre per un'infezione;
-  1929, il facoltoso principe egiziano Alì Kemed Fahmy Bey, che si era proposto come potenziale acquirente dei tesori trafugati dalla tomba, fu trovato morto nella sua stanza d'albergo. Fu incolpata la moglie.
- 1930  morì a Roma, in circostanze poco chiare il secondo fratellastro di lord Carnarvon, Mervyn Herbert;
-  1933 stessa sorte per l'egittologo Arthur Weigallm, che aveva collaborato attivamente durante i lavori di scavo, colpito da una febbre sconosciuta che non gli lasciò scampo.


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All'epoca nessuno ritenne necessario sollecitare un'inchiesta giudiziaria, in proposito ed i giornali  diedero piede alla diceria della maledizione del faraone.
Nonostante questi strani accadimenti, Howard Carter, lo scopritore e profanatore della tomba del faraone, restò "inspiegabilmente" intoccato dal flagello.
Tornando alla morte, ad esempio di Lord Carnarvon, già da tempo prima della sua morte, manifestò chiari sintomi di avvelenamento, infatti soffriva inspiegabilmente per la caduta dei denti ed il loro sgretolamento (tipici segni di avvelenamento da arsenico). Eppure le indagini chimiche e batteriologiche condotte nella tomba del faraone già il mattino dopo l'apertura ufficiale, avevano dimostrato la completa assenza di sostanze nocive nella stanza. Circostanze sul presunto avvelenamento da arsenico,  che vennero riferite anche da Arthur Mace, collaboratore di Carter, ad un suo vecchio amico prima di morire.
Ma perchè avvelenare queste persone, forse per nascondere un segreto sulla scoperta della tomba del faraone?
Lo scrittore statunitense A. C. Brackman nel suo libro "The search for the gold of Tutankhamon" si diceva convinto che  all'epoca dell'apertura  della tomba l'unico reperto archeologico in grado di provocare un "grave scandalo politico e religioso" fossero documenti storici risalenti all'epoca del faraone.
Brackman suggeriva infatti che grazie a essi sarebbe stato possibile dimostrare in maniera inequivocabile la stretta relazione tra il primo faraone monoteista della storia, "l'eretico" Akhenaton e Mosè, che secondo la tradizione dell'Antico Testamento condusse il popolo d'Israele fuori dall'Egitto. Questo è decisamente un importante indizio per svelare il mistero della catena di decessi.
A corroborare tale ipotesi esiste la rivelatoria testimonianza di Lee Keedick (riportata dallo scrittore Thomas Hoving in Tutankhamon the untold story), che rivela di aver assistito nel 1924 a un'animata discussione tra Carter e un alto funzionario inglese dell'ambasciata dal Cairo. Durante lo scontro verbale  Carter arrivò a minacciare di rivelare pubblicamente "lo scottante contenuto dei papiri che aveva trovato nella tomba" documenti che, stando a quanto lo stesso Carter affermava, "raccontavano il vero e scandaloso resoconto dell'esodo degli Ebrei dall'Egitto". Keedick aggiunse che al termine della discussione Carter trovò un vantaggioso accordo per tacere. Da allora dei famosi papiri in questione non si è più saputo nulla.
Attenzione i misteriosi papiri vennero registrati e catalogati durante la stesura del primo inventario ufficiale della scoperta, ma la loro esistenza fu poi clamorosamente smentita da Carter appena i media cominciarono a diffonderne la notizia, un fatto avvenuto poco dopo la morte improvvisa di  lord Carnarvon.
Carter affermò infatti di avere erroneamente classificato alcuni bendaggi del faraone come papiri a causa dell'assenza di luce. La sua spiegazione però apparve decisamente fragile, perchè se si fosse trattato di una svista, i membri del suo team se ne sarebbero dovuti accorgere molto presto, visto l'enorme interesse suscitato dai documenti.
Inoltre un'autorevole conferma del ritrovamento dei papiri si trova in una lettera che Carnarvon inviò nel novembre del 1922 a un suo fidato amico, l'egittologo Alan H. Gardiner. 
Nella lettera descriveva dettagliatamente gli oggetti scoperti nella tomba arrivando ad affermare quanto segue: "C'è una scatola con dentro alcuni papiri". Tale scoperta venne ulteriormente confermata da una successiva missiva di Carnarvon a sir Edga A. Wallis Budge, il custode delle antichità egizie del British Museum. Diverse testimonianze e interviste pubbliche confermarono all'epoca l'esistenza dei papiri per poi essere smentite dopo l'inspiegabile morte di lord Carnarvon, che potrete approfondire  così come riportate nel libro di M. Pizzuti "scoperte archeologiche non autorizzate", da cui è tratto questo post.

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