it.adnow.com/?referral=337274 VERITA' NASCOSTE: 2019

NUOVE PROVE SULLA DATAZIONE ERRATA DELLA SFINGE!

foto da Civiltà antiche e antichi misteri


......facciamo il punto sull'età della Sfinge dopo aver già letto il precedente post, negli anni ulteriori prove confermano la sua reale e vetusta età!!


Punto 1 - Stranamente Erodoto (Erodoto viaggiò e visitò gran parte del Mediterraneo orientale, in particolar modo l'Egitto dove, affascinato da quella civiltà, rimase per quattro mesi. I viaggi gli avrebbero fornito materiali utili destinati alla stesura della sua opera "le Storie"), non ne parla e quindi si deve supporre che fosse coperta dalla sabbia quando egli visitò l'Egitto nel 450 a. C. circa, oppure lo sperone di roccia assomigliava così poco a un volto che Erodoto nemmeno lo notò.
Secondo Cicerone, Erodoto fu il padre della storia, nella sua immensa opera raccolta sotto il titolo di Storie, fu il primo a descrivere la civiltà Egizia, e tutto quello che vide con i propri occhi nei suoi numerosi viaggi.

Punto 2 - Quando la sabbia che seppelliva la Sfinge fino al collo fu rimossa nel 1817, si scoprì un piccolo tempio tra le zampe. Esso conteneva la statua di un leone e tre stele; la data della stele che si trovava sul petto della Sfinge apparteneva all'epoca del re Tutmosi IV che salì al trono nel 1425 a. C. La stele principale raccontava che, durante una battuta di caccia, il re Tutmosi IV si era addormentato vicino alla Sfinge che era la dimora del dio Kheper, una forma di Ra, dio sole e creatore dell'universo che gli parlò in sogno chiedendogli di togliere la sabbia che lo ricopriva. Tutmosi fece ciò che gli era stato chiesto e inoltre fece restaurare il corpo della Sfinge.

Punto 3 - Sembra tra l'altro che le stesse operazioni fossero già state compiute in passato. Sulla stessa stele figurava il nome del faraone Chefren, ma molte frasi sono illeggibili e quindi non ne è chiaro il significato.
Da qui la convinzione degli egittologi classici, come il Dr. Zahi Hawass, responsabile del Museo del Cairo, che la Sfinge fosse stata eretta da Chefren e che la testa scolpita è un ritratto del faraone. Niente di più errato.

Punto 4 - Sir Gaston Maspero, (nel novembre del 1880 Maspero si recò in Egitto a capo di una spedizione archeologica divenendo direttore generale degli scavi e delle antichità in Egitto. Conscio della sua notorietà più come linguista che come archeologo, Maspero decise di partire dalle scoperte fatte da Mariette negli scavi di Saqqara, espandendo la ricerca dal primo Antico Regno in poi, mostrando particolare attenzione alle tombe che contenessero iscrizioni geroglifiche abbastanza lunghe e complete per aiutarlo a scoprire lo sviluppo della lingua egizia, trovando più di 4000 linee di geroglifici che furono catalogati e fotografati), supponeva che anche Chefren avesse fatto rimuovere la sabbia e probabilmente avesse anche fatto restaurare la Sfinge ( i restauri della parte posteriore risalgono all'Antico Regno, durato circa 450 anni, dal 2575 al 2130 a. C.)

A questo punto é logico farsi una domanda: se la Sfinge è stata eretta da Chefren nel 2500 a. C. circa, perchè avrebbe avuto bisogno di essere ristrutturata dopo appena 350 anni? 
Quindi secondo Maspero, Chefren si era limitato a restaurare la Sfinge dopo averla riportata alla luce. Ciò dimostrava che la Sfinge era già coperta di sabbia ai tempi di Cheope e dei suoi predecessori. Infatti nel secolo scorso gli egittologi già pensavano che fosse più antica delle piramidi, per poi cambiare idea nel secolo successivo.


Come già dimostrato da diversi scienziati e geologi, quando la Sfinge fu eretta il Sahara era una terra verdeggiante e battuta da diversi temporali, questo spiegherebbe l'erosione della Sfinge da parte dell'acqua. Non si sa esattamente fino a quando fu una terra verdeggiante, ma verosimilmente fino al 3500 a. C. - Tempo in cui la Sfinge già esisteva da tanto di quel tempo da essere erosa dall'acqua caduta durante i temporali stagionali.


MANOSCRITTO INDECIFRABILE ANCORA OGGI!



IL MANOSCRITTO INDECIFRABILE



Wilfrid Voynich un ricco antiquario americano in viaggio a Frascati, vicino Roma, nel 1912 si reca a Villa Mondragone, un antico convento di Gesuiti. Nella visita del convento gli passa tra le mani un piccolo libro di 22 centimetri per 16, custodito nella biblioteca del posto.
Il libro è composto di 102 fogli in tutto, 204 facciate illustrate e scritte in un linguaggio sconosciuto. Cosa strana al libro mancano però 24 pagine probabilmente strappate o trafugate nel passato. Ma di cosa tratta il manoscritto?

PER GLI SCIENZIATI :"NON ESISTE IN NATURA UN MATERIALE SIMILE".


Le apparizioni della Vergine (Madre di Gesù per i cattolici), in Messico, al nativo azteco convertito al cristianesimo Juan Diego, risalgono tra il 9 e il 12 dicembre del 1531.
Nel santuario costruito successivamente è conservato il mantello di Juan Diego, sul quale è raffigurata l’immagine di Maria, ritratta come una giovane indiana: per la sua pelle scura ella è chiamata dai fedeli Virgen morenita (“Vergine meticcia”). Un’immagine sacra che è stata e lo è ancora oggetto di particolare studio in stile Sindone: si pensa infatti che possa effettivamente trattarsi dell’immagine reale, non dipinta ma “impressa” della Madonna.

L’immagine sulla tela è di origine divina, non proviene da mani umane, ed è stata dipinta da Colui che ha dipinto l’alba», spiega il missionario, narrando un episodio reale di Juan Diego quando il vescovo di Città del Messico lo interrogò più volte sui racconti delle apparizioni che il ragazzo azteco andava raccontando. «La Madonna disse a San Juan Diego di salire sulla collina, cogliere alcune rose e portarle al vescovo. Era dicembre. Juan Diego non ebbe esitazioni. Le rose erano lì, anche se non era stagione. Le raccolse nella sua tilma e le portò al vescovo come segno del fatto che la Vergine voleva che lì venisse costruito un tempio. […] Visto che non era il periodo della fioritura, il presule comprese che il segno era vero, ma con suo stupore sulla tilma apparve impressa l’immagine della Vergine»






Il suo straordinario stato di conservazione “esula da ogni sorta di spiegazione scientifica”.
Adolfo Orozco, ricercatore presso l’Istituto di Geofisica dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, ha spiegato che lo straordinario stato di conservazione del manto della Vergine di Guadalupe “esula da ogni sorta di spiegazione scientifica”.

Orozco, che è anche un esperto del mantello della Vergine, è stato uno degli oratori del primo Congresso Mariano Internazionale sulla Madonna di Guadalupe, tenutosi a Phoenix nell’agosto 2009.

L’esperto ha detto che “nessuno dei tessuti simili a quello del mantello, collocati in ambienti umidi e salini (come quelli attorno alla Basilica), è durato più di dieci anni”.

Nel 1789 fu dipinta una copia dell’immagine di Guadalupe.

“Quella immagine fu fatta con le migliori tecniche del tempo, era bellissima ed è stata realizzata con un tessuto molto simile a quello del mantello originale. È stata inoltre protetta con un vetro, sin da quando fu esposta”, ha aggiunto.

Tuttavia, “otto anni dopo, quella copia dovette essere messa via, perché i colori si stavano sbiadendo e le fibre si stavano sfaldando”.

“Invece”, ha sottolineato Orozco, “il mantello originale è esposto da 116 anni, ricevendo i raggi infrarossi e ultravioletti delle decine di migliaia di candele che vi sono state poste vicino” e non mostra alcun segno di invecchiamento.

Una delle caratteristiche più interessanti del mantello, ha aggiunto, “è che la parte dietro il tessuto è ruvida, e poco liscia; mentre la parte davanti (in cui è impressa l’immagine di Guadalupe) è ‘liscia come la seta’, come segnalato da pittori e scienziati nel 1666; lo ha anche confermato nel 1751, quasi cento anni più tardi, il pittore messicano Miguel Cabrera”.

Il mantello di San Juan Diego è costituito da fibre di agave (stessa famiglia botanica che produce sisal e manioca, vedere la foto in basso).

Il dott. Orozco ha raccontato altri due fatti, senza alcuna spiegazione scientifica, relativi alla conservazione dell’immagine.

Il primo si è verificato nel 1785, quando un lavoratore ha accidentalmente rovesciato sul lato destro del tessuto un liquido formato per il 50% da acido nitrico.

È impossibile comprendere naturalmente il fatto che l’acido non abbia distrutto la tela; e, inoltre, non ha neanche danneggiato le parti colorate dell’immagine”, ha precisato.

Il secondo riguarda l’esplosione di una bomba, nel 1921, nei pressi del mantello. La bomba è esplosa a 150 metri dall’immagine, e ha distrutto tutti i vetri nel suo raggio.
Tuttavia, ha spiegato l’esperto, “né il manto né il vetro di protezione sono stati minimamente danneggiati”. L’unico impatto è stato registrato su un Cristo in ferro, che si è piegato.

“Non c’è una spiegazione al fatto che le onde d’urto che hanno infranto i vetri, in un raggio di 150 metri, non hanno distrutto il vetro che proteggeva il manto”.




Le dimensioni del mantello sono 104 x 170 centimetri, ed è formato da due parti unite in mezzo da una cucitura verticale realizzata con filo di agave. Il pittore Miguel Cabrera, nel suo libro La maravilla Americana, dice che l’immagine è presente anche sul retro della tilma. È impossibile che mani umane l’abbiano dipinta sul telo senza prepararlo in precedenza», spiega ancora Campos. Non solo però, anche alcuni scienziati della Nasa (Smith e Callaghan) che hanno analizzato il tessuto hanno sempre sostenuto che «nell’immagine della Madonna di Guadalupe non ci sia traccia di pennello. Chimici di fama hanno poi analizzato i pigmenti, e non sono di origine animale, vegetale, minerale o sintetica, ovvero non si sa da dove provengano». Ultimo elemento, gli occhi della Vergine: secondo quanto affermato dal dottor Enrique Graue, oculista di fama internazionale e direttore di un ospedale specializzato in Oftalmologia in Messico, gli occhi della Madonna hanno una profondità «come se stessi guardando un occhio vivo per davvero».








 Come spiega ancora la rivista cattolica, negli occhi della Vergine di Guadalupe «appare l’effetto Purkinje-Sansom: si triplica l’immagine nella cornea e sulle due facce del cristallino. Questo effetto è stato studiato dal dottor Purkinje di Breslavia e dal dottor Sansom di Parigi, e in oftalmologia è noto come fenomeno Purkinje-Sansom. Questo fenomeno, esclusivo dell’occhio vivo, è stato osservato anche nell’occhio della Madonna di Guadalupe dal dottor Rafael Torija con l’aiuto di un oftalmoscopio». Se l’intento di convertire il giudizio ateo e scettico sull’origine di questo manto e delle apparizioni è andato a segno, nessuno lo può sapere: di certo la scienza ha dovuto in più occasioni fare passi indietro su questo particolare fenomeno, contestando vari punti ma non riuscendo mai a fornire una spiegazione alternativa a quella annunciata da San Juan Diego. Addirittura, conclude Campos nella sua trattazione, «Studi recenti con il microscopio hanno rivelato che negli occhi della Vergine si vedono riflesse le sagome di varie persone, come quando guardiamo negli occhi di chi abbiamo davanti e ci vediamo riflessi. Negli occhi della Vergine c’è anche San Juan Diego. Scientificamente non ci si spiega come in un occhio di sette millimetri appaiano dodici figure umane».

Ammettendo che queste visioni siano reali, come dimostrerebbero i vari segni lasciati in seguito alla loro comparsa, siamo sicuri che siano la prova dell'esistenza di Dio, in quanto divinità cristiana, o potrebbe voler testimoniare l'esistenza di divinità o esseri superiori non appartenenti ad alcuna delle nostre credenze religiose, insomma esseri extraterrestri, che magari in passato noi abbiamo accumunato alla religione?

COME SPIEGARE QUESTE CREATURE RITRATTE!!


Creature metà uomo/animale riempiono centinaia di racconti e testi antichi.
A favore o contro l'umanità, vivevano sulla terra...siamo sicuri che fossero solo esseri di pura invenzione??
Certo i nostri avi dovevano avere una fantasia veramente sviluppata!!.





Abbiamo già affrontato in diverse occasioni i racconti di creature non umane, o ibride, metà uomo e metà animale, in diverse opere del passato. Tali opere sono state considerate da sempre come racconti di pura fantasia, ma oggi, qualcuno comincia a ricredersi perché nuove testimonianze, seppur non orali, ma geroglifici, geoglifi, statue ect.. vengono trovate in varie parti del mondo che non hanno spiegazione logica se non l'esistenza di tali creature.
Guardate questa immagine ripresa dal sarcofago di Nes-Shu-Tefnut rinvenuta negli scavi egiziani di Nag' el-Hasaya dal prof. John Garstang nel 1905. In particolare sono mostrate figure antropomorfe di uomini pesce, il Silurus Glanis era molto venerato in quel tempo...
Come si arriva ad inventare una creatura antropomorfa, se non si è mai vista una  creatura del genere?
Perché inventarla?
Questi esseri, saranno realmente esistiti?
E se si... erano terrestri ?
Una razza umanoide estinta, oppure aliena?

Quello che stupisce è che in entrambe le civiltà, Sumera ed Azteca abbiamo inventato due divinità molto simili, soprattutto per un particolare che oggi è stato scoperto anche su pilastri calcarei, che rappresenterebbero assemblee di uomini, che sono incisi in altorilievo con raffigurazioni di animali: volpi, serpenti, cinghiali, gazzelle, avvoltoi, gru, scorpioni,  a Gobekli Tepe (Turchia), guardate bene le immagini:  "la valigetta".
Ora mi dovete spiegare come popolazioni quasi indigene possono inventare una valigetta??? (vedi foto sotto di Gobekli Tepe)






Non solo in Egitto sono stati trovati Uomini Pesce ma anche divinità Sumere erano rappresentate come creature pesce, e persino dall'altra parte del mondo  Aztechi, Maya raffiguravano divinità simili.
Come si spiega tutto questo?
Possibile che civiltà anche lontane, spazio e tempo parlando, possano aver inventato le stesse creature?



Il mito di Oannes (uomini pesce) facente parte delle più antiche civiltà del nostro pianeta risulta essere allo stesso tempo al centro di uno dei più interessanti misteri della storia passata, come già detto. I testi antichi, quanto quelli moderni, ci danno scarse informazioni riguardo a questa figura leggendaria, dati che sono stati però in grado di fornirci interessanti spunti di riflessione. Il primo popolo conosciuto ove questo mito si manifestò sono i Babilonesi, cultura antichissima che tra le prime concorse allo sviluppo della civiltà. Oannes assunse per questo popolo un valore fondamentale, e a lui venne attribuito il primo incivilimento dell'Assiria e della Babilonia. La tradizione "favoleggia" dell'uscita di questo essere divino da un "uovo primitivo" (o da una struttura di forma ovoidale) che lo aveva condotto fin sulla Terra così da potersi mostrare agli uomini nella sua forma antropomorfa.



Nel 1979 un ingegnere edile belga, Robert Bauval, si stava recando in Egitto e all'aeroporto di Heathrow a Londra comprò un libro intitolato "The Sirius mistery" di Robert Temple.

In questo testo Temple basava le sue affermazioni su un vero e proprio mistero scientifico: la tribù africana dei Dogon (Mali) sapeva da tempo che Sirio era in realtà una doppia stella con un compagno invisibile di cui gli astronomi sospettavano l'esistenza fin dal 1830 circa, quando Friedrich Wilhelm Bessel notò le perturbazioni nell'orbita di Sirio e pensò che doveva esserci una stella incredibilmente densa ma invisibile (quella che oggi chiameremmo stella nana bianca) in cui gli atomi collassati internamente e un frammento della quale, per quanto piccolo, poteva pesare tonnellate. I Dogon dicevano di aver sentito parlare di Sirio B, che chiamavano stella Digitaria, da creature pisciformi, i Nommo, che arrivarono da Sirio migliaia di anni fa.

Soltanto nel 1928, quando Sir Arthur Eddington postulò l'esistenza delle stelle nane bianche, Sirio B cessò di essere nota soltanto a pochi astronomi. Sembrava impossibile che i Dogon possedevano maschere per il culto di Sirio ch vengono conservate in caverne, alcune delle quali hanno centinaia di anni. Così Temple scoprì, recandosi a Parigi per studiare con l'antropologa Germaine Dieterlen, che con Marcel Griaule aveva passato anni tra i Dogon, che questo popolo sembrava conoscere, in modo sorprendentemente dettagliato, il sistema solare. Sapevano che i pianeti ruotano intorno al sole, che la luna è arida e morta, che intorno a Saturno ci sono degli anelli e intorno a Giove delle lune.

Dieterlen notò che anche i Babilonesi credevano che la loro civiltà fosse stata fondata da dèi simili a pesci.

I sostenitori della teoria degli astronauti dell'antichità avrebbero dedotto che si trattava di una prova, fra le tante, del fatto che anche alla base dell'antica civiltà egizia, ci sono delle divinità extraterrestri o spaziali, ma lo scrittore Temple fu molto più prudente, si limitò a sottolineare che era un mistero che una primitiva tribù africana conoscesse così bene l'astronomia.



Vogliamo dimenticare le "Sirene" così come narrano le vicende di Ulisse, nell'Odissea?!
Creature femminili, metà donna metà pesce che attiravano con il bel canto i marinai in acqua che morivano per annegamento.




L'incredibile in questo caso è che il mito delle Sirene è arrivato anche ai giorni nostri. Basti pensare ai vari avvistamenti segnalati da centinaia di anni, corredati ultimamente anche da foto e racconti dei pescatori moderni (vedi i post già pubblicati).

E se per ipotesi!! tutti queste creature, pensati ai Dei greci, Sumeri, Aztechi, Maya, Omerici ect..fossero veri? cosa significherebbe?